Un dondolo, un poggiapiedi e un raggio di sole…

Che vita grama…
https://lh3.googleusercontent.com/-H64BtrNT7R4/ULsmxiIB-uI/AAAAAAAAJZg/7hcgJjhkux0/s1152/IMAG0546.jpg… che grama vita…
https://lh3.googleusercontent.com/-3FpvaSW-VXo/ULsmy4I07EI/AAAAAAAAJZo/nM8yu0aEKGk/s1152/IMAG0547.jpg… sempre io e te…
https://lh5.googleusercontent.com/-WpPgZPg2P0I/ULsmzGvF2lI/AAAAAAAAJZs/cDuSf0Goy0I/s1152/IMAG0548.jpg… te ed io…
https://lh3.googleusercontent.com/-Fia10awTBWo/ULsm5xsEtcI/AAAAAAAAJZ4/6SnMPLzPX-k/s1152/IMAG0549.jpg… che noia che barba! che barba che noia!
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Olive update!

Miao a tutti gli a-mici che ci leggono!
Volevo aggiornarvi sullo stato dell’adozione di Olive. Dunque, l’adozione in realtà non c’è stata. Nonostante gli appelli sparsi ovunque, e per cui voglio ringraziare anche molti di voi che hanno messo a disposizione spazio sui loro blog, siti, pagine Facebook e quant’altro, nessuna di queste iniziative è andata a buon fine.
Rassegnata alla prospettiva di doverla tenere io, in realtà la situazione ha subito una brusca svolta, e non necessariamente in peggio.
Olive era stata chiaramente emarginata dai miei 3 furfanti, che sono rimasti fermi e coerenti nel loro rifiuto di accoglierla sul “loro” territorio. Inutile dire che la micia viveva questa condizione con estremo disagio, autosegregandosi in uno spazio molto ristretto della casa che comprendeva cucina e bagno, temendo i miei gatti e facendo la pipì sui tappetini e le tovagliette che stanno sotto le ciotole delle pappe.
Dopo averci pensato e ripensato a lungo, ho capito che lei era infelice, perché dopo essere nata e aver vissuto da gatta libera per circa un anno e mezzo della sua vita, ora era costretta in una prigione che, seppur dorata, sempre prigione è. I miei erano infelici perché non vedevano di buon occhio l’arrivo dell’intrusa e continuavano a ringhiarle e soffiarle ogni volta che se la trovavano di fronte. Io ero infelice perché assistevo inerme a questo stato di tensione intanto che ripulivo le pipì di Olive.
Insomma, a farla breve, la sera del 25 aprile l’ho riportata giù, nell’area del parcheggio condominiale dove aveva vissuto e dato alla luce i suoi cuccioli prima della sterilizzazione, e dove ha ritrovato un mondo che le era familiare, la cuccia-casetta che noi del palazzo avevamo sistemato in prossimità del mio box auto e il suo amico di sempre Batman. All’inizio è rimasta un po’ disorientata ed è corsa a nascondersi sotto un’auto, ma quando ha capito che vicino alla casetta c’è l’angolo pappa che provvedo personalmente a rifornire ogni giorno, e che può vivere e circolare liberamente in un’area che, a conti fatti, non presenta tantissimi pericoli, è tornata ad essere una gatta felice!
Ora che le giornate sono calde e fa buio tardi, lei se ne va a zonzo, spesso quando scendo la mattina per andare al lavoro, lei è già sparita, e quando torno la sera può darsi che non sia ancora tornata, ma se ha fame, potete giurarci che sta là ad aspettarmi, e se vedeste con che prepotenza reclama la sua pappa! 😉
Batman in questo periodo la lascia spesso da sola perché lui è un maschio giovane che continua ad avere degli “appetiti” che lei non ha più voglia di soddisfare. Quindi lui sparisce per interi periodi, poi magari si fa rivedere quando ha fame (di cibo), per poi sparire di nuovo. E comunque, vederli mangiare dallo stesso piatto mi dà una grande gioia, è una scena che mai e poi mai avrei potuto vedere a casa mia, dove dovevo tenere la ciotole di Olive ben lontane da quelle dei “mostri”.
A casa la situazione è tornata alla normalità: ora che i miei hanno potuto abbassare la guardia, sono tornati alla vita che facevano prima: grandi magnate, grandi dormite, grandi litigate.
Vi metto qualche foto di Olive e Batman a “cena” insieme: notate che, mentre lei tiene il muso affondato nel piatto e non lo alza finché non s’è abboffata come una porcella, lui è molto più guardingo e mi fissa perché è molto diffidente. Non si lascia avvicinare neanche per farsi accarezzare. Lui è sempre stato così, e lo è diventato ancora di più da quando mi vide catturare Olive per farla sterilizzare. Ma bon! io non voglio toccarlo, e men che meno catturarlo. Mi basta vederlo mentre mangia, e ogni volta che torna dopo un periodo più o meno lungo di sparizione, tiro un sospiro di sollievo perché vedo che è ancora vivo!

Olive e Batman a cena

Olive e Batman a cena

Olive e Batman a cena

Olive e Batman a cena

Olive e Batman a cena

OK, il redirect funziona

Avevo qualche dubbio, ma Splinder si è comportato bene e il redirect dal vecchio blog, che da oggi non esiste più, a questo funziona.
Che dire? anche se non curavo più il bloggattaro con la frequenza di un tempo, sapere che non esiste più nella forma in cui ero abituata a vederlo, insieme con tutti gli altri che risiedevano sulla piattaforma di Splinder, mi fa un po’ strano. Ma tanto lo so che non durerà a lungo, le cose nascono, ti travolgono, muoiono e dopo un po’ te le dimentichi. Succede con le persone, figuriamoci con una realtà virtuale!
Comunque sono contenta che il redirect funzioni, almeno così chi mi vuole trovare attraverso il vecchio url ci può riuscire, e non penserà che io ed i gatti ci siamo suicidati insieme a Splinder! 😛

Ipotetica traccia per un episodio di Fringe

E’ mattina. Un uomo si sta svegliando nel suo letto e, mentre si tira su a sedere e prende faticosamente coscienza della realtà circostante, abbassa gli occhi sul suo grembo e il suo sguardo comincia a trasformarsi… da assonnato, a interrogativo, a incredulo, a atterrito… esplode in un urlo terrificante e, mentre l’urlo cresce d’intensità, la telecamera stringe sui suoi avambracci e inquadra due moncherini. Le mani non ci sono più, i polsi sono penosamente recisi, ma non come se fossero stati mozzati con un’accetta… è piuttosto come se le mani si fossero liquefatte, e ancora è visibile un inquietante quanto disgustoso colare di umori.

Dissolvenza, parte la sigla di apertura.

Il fenomeno viene subito portato all’attenzione della Divisione Fringe dell’FBI. Olivia Dunham e Peter e Walter Bishop iniziano subito le loro indagini. Walter è deliziato, non aveva mai assistito a niente del genere e la curiosità di scoprire la causa della fusione delle mani lo esalta e gli fa venire voglia di una pietanza a cui aveva dovuto rinunciare per tutti i 17 anni della sua detenzione nel manicomio criminale St. Claire: un paio di chimichangas pieni zeppi di fagioli, riso, formaggio e macinato di manzo e trasudanti olio di frittura che il figlio Peter forse gli procurerà, o forse no.

Si inizia il prelievo di campioni da analizzare, nello scantinato dell’Università di Harvard c’è tutto un fermento di beute e becker, distillatori, fornelletti, centrifughe in movimento, capsule di Petri, spettrofotometri e gascromatografi. Walter esamina attentamente al microscopio le parti di tessuto fatte reagire con varie sostanze chimiche… è perplesso. Questo caso è davvero ai limiti del razionalmente comprensibile. Walter continua a fare ipotesi e a scartarle. Ne parla con Peter e Olivia, insieme cercano una spiegazione, ma stavolta davvero sembra che non se ne riesca a venire a capo.

Allora decidono di parlare con la vittima del misterioso fenomeno: gli chiedono cos’abbia fatto negli ultimi 3 giorni, chi ha visto, dov’è stato. Dai suoi racconti emergono tante informazioni insignificanti che non li porta da nessuna parte, ma poi… all’improvviso… ecco l’illuminazione! Il soggetto confessa che il giorno prima, per qualche inspiegabile ragione, si trovava nel locale a pianoterra di un condominio di Montesilvano Colle che ospita l’autoclave e il serbatoio di acqua che alimenta il palazzo. In un momento di noia, non avendo niente di meglio da fare, gira la leva del rubinetto che serve ad alimentare l’acqua al serbatoio, interrompendo il flusso che provvede a tenerlo sempre pieno. Col passare delle ore e il consumo dell’acqua da parte degli abitanti del condominio, il serbatoio si svuota, fino a trovarsi totalmente a secco alle 7:45 della mattina dopo, tra il panico generale di tutti gli abitanti del palazzo.

A questo punto, Walter, Peter e Olivia non hanno più dubbi: non v’è soluzione al caso! A tutti i fenomeni, anche quelli apparentemente più inspiegabili, vi è una spiegazione e, soprattutto, vi è un rimedio, tranne che all’imbecillità umana. Anzi, come per una bizzarra legge del contrappasso, scoprono che ad ogni azione da imbecilli, corrisponde una reazione uguale e contraria, per cui l’organo che era stato responsabile di tale azione si dissolve, si scioglie come un cubetto di ghiaccio al sole. Non esiste cura, non esiste rimedio… solo la prevenzione: se non vuoi che una parte di te si sciolga, non fare imbecillate!

L’episodio termina, parte la sigla.

Non pensate anche voi che sarebbe la giusta punizione per tutti quelli che agiscono spinti da un impulso irrefrenabile, senza sapere quello che stanno facendo e ignorando tantopiù l’impatto che la loro azione potrebbe avere su una comunità di persone? Fai un ‘imbecillata, e come per incanto, la parte di te che ha materialmente agito si squaglia, si disfa, senza possibilità alcuna di formarsi nuovamente. CATS, se fossi un uomo, sinceramente comincerei a preoccuparmi, e pure parecchio!
Dite che sono malvagia? naaaaaaa… DEPPIU’!!!purplepaw

21-04-09

Internet mare magnum… post accademico, ironico e di presa per i fondelli

Internet, si sa, è un mare magnum. A me piace pensarlo come un enorme suk… gente che va, gente che viene… colori… profumi… suoni… di tutto e di più, insomma.

Chi apre un blog quindi, dovrebbe sapere che quello che scriverà andrà in pasto ad un pubblico vasto e variegato, un pubblico che capiterà sul suo blog per caso, oppure c’andrà di proposito… che lo troverà interessante oppure no, condivisibile oppure discutibile, significativo o totalmente insulso. Un pubblico che ci tornerà, oppure non c’andrà mai più, ma qualunque cosa scelga, lo farà nella massima libertà consentita dal web, perché il web, piaccia o no, è libero.

E se sceglie di tornare, lo farà perché sa che il blog è lì, a disposizione, pronto per essere letto da chiunque senza bisogno di millantare identità non proprie (a proposito! ne approfitto per salutare qualche vecchia conoscenza, come didda, daria misu, guenda_77, Lauretta69 e pure quell’altra lì… com’è che si chiamava? Idiotis? no, non era IdiotisDeficientis? no, nemmeno quello… ah sì! Genis!!! – Genis?!? mah!), e senza dover rubare le altrui password per accedere a siti con restrizioni di accesso.

Tutto ciò premesso, chi manifesta insofferenza verso visite non gradite al proprio blog, mi rincresce dirlo, dovrà rassegnarsi a continuare a riceverle fintantoché il visitatore avrà voglia di andarci perché, ahimé, è la dura legge del web libero… c’est la vie!
Diversamente, potrà sempre rendere il proprio blog privato, e allora potrà selezionare i propri visitatori, sempre facendo molta attenzione ai millantatori e ai ladri di password di cui sopra… mamma mia, in che brutto mondo viviamo!

Poi, se è fortunato, potrebbe anche scoprire che non ci saranno più visite sgradite al suo blog, ma non certo per fargli un favore, semmai per farlo a se stessi, perché certe atmosfere falsamente melense, oltre che stucchevoli, potrebbero risultare anche molto pericolose per la glicemia. Perché rischiare di beccarsi il diabete???redpaw

26-02-09

Un anno dopo

5 maggio 2008 – 5 maggio 2009
A distanza di un anno, ecco come ti voglio ricordare, come voglio ricordare il tuo "ultimo carnevale", senza santificarti e nemmeno beatificarti, perché eri semplicemente un uomo, splendido nella tua limitatezza di essere umano. Un simpatico bastardo, maschilista e sciovinista, l’unico che conoscessi che fosse in grado di intercalare una bestemmia e 2 parolacce ogni 3 parole che pronunciava. L’unico che con un sorriso ti sapeva comunicare un universo di calore umano, un sorriso che compensava il non saperci fare con le parole, perché tu non eri un uomo di chiacchiere.
Buffo il destino, come anche nella data della tua dipartita, ti abbia associato ad un grande condottiero… buffo e significativo, perché in fondo tu eri così, grande nella tua limitatezza di essere umano.
‘fankulo herr, mi manchi :*( …

Bruce Springsteen – The Last Carnivalyellowpaw