Il cinghiale e il cerbiatto

Un cinghialetto ed un cerbiatto cuccioli sono amici e giocano felici correndo nel bosco. Improvvisamente, non vedendola, cadono in una buca e picchiano la testa. Si svegliano e non ricordano più nulla, nemmeno chi sono e come si chiamano.

Al che, il cerbiatto dice al cinghialetto "Senti proviamo a descriverci reciprocamente, se tu mi dici come sono fatto dalla tua descrizione magari mi ricordo chi sono".

Il cinghialetto lo scruta attentamente e comincia a descriverlo: "Dunque, sei snello, affusolato, un bel pelo corto e lucente color castagna, un musino delicato, due grossi e dolci occhioni scuri, delle gambette affusolate e delicate e mandi un fragrante profumo di bosco"…

Il cerbiatto riflette serio e poi con un grido di gioia esclama: "Si, ora ricordo, sono un cerbiatto, si, si, un cerbiatto!!!"

Tutto eccitato per la ritrovata memoria del suo compagno il cinghialetto sprona il cerbiatto a fare lo stesso e descrivergli come era fatto.

Il cerbiatto allora lo guarda attentamente ed inizia: " Dunque sei bassotto, tracagnotto, hai le gambe corte, il pelo scuro ruvido e stempiato, le orecchie grosse, hai i denti storti, hai gli occhi
incavati, sei mal proporzionato, ti muovi a passetti veloci tutto impettito, hai un aspetto ridicolo e mandi un cattivo odore…"

Il cinghialetto ci pensa un po’ su ed improvvisamente cade a terra sconfortato ed esclama:

"CAZZO, NOOOOO… SONO BRUNETTA!!!"bluepaw

25-02-09

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O cuppetiello

L’indimenticabile Eduardo…

… e l’inossidabile Sofia

Alcuni giorni fa, questo post di questo forum mi ha evocato i fantasmi di ricordi che credevo ormai morti e sepolti. Sul fornello, la caffettiera napoletana, a quei tempi rigorosamente d’alluminio, che comincia a spruzzare fuori il vapore dell’acqua in ebollizione, e mio padre che cede ai miei capricci di bimba (in verità, non v’era capriccio che non mi desse vinto), lasciandomela capovolgere perché l’acqua filtrasse attraverso la polvere trasformandosi, come per magia, in una nera bevanda calda, densa ed aromatica che non mi era consentito bere… bé sì, vabbé… un cucchiaino soltanto!

E poi, la visione dei video appena postati, la decantazione del rito solenne della preparazione del caffé, la didattica spiegazione della virtuosa utilità de o cuppetiello per non far disperdere l’aroma della prima filtrazione, l’esaltazione olfattiva e degustativa della bevanda… il tutto in netta contrapposizione con questo mondo in cui tutto è di corsa, persino il caffé che è espresso… "Mario, un caffé qui, veloce, che vado di fretta!" Sì, ma la pausa caffé dove sta? Una pausa di corsa non ha senso! Una pausa è pausa, oppure non lo è!

E dunque, la tentazione di riportare in vita i fantasmi della mia memoria era troppo forte, resistere era impossibile… DOVEVO procurarmi una caffettiera napoletana! E così è stato che, con l’affettuosa complicità di un cugino a Napoli per lavoro, quest’ennesimo capriccio di bimba troppo cresciuta è stato soddisfatto… ed eccola, finalmente sul fuoco…

caffettiera napoletana

… capolvolta col beccuccio opportunamente protetto da o cuppetiello

o cuppetiello

… e il caffé fumante nella tazzina, pronto per essere assaporato…

lo sentite il profumo?

… con calma e tranquillità, possibilmente fuori al balcone… sì! finalmente la PAUSA!

fuori al balcone, col panorama, come si fa a resistere?

Chi vuole venire a prendersi un caffé da me? Con calma, comodamente seduti, tanto non c’è fretta, chi ci corre dietro??? Il caffé non è tostato da me, a questo ancora non ci arrivo, ma è buono lo stesso, di più se bevuto in compagnia!

Un grazie veramente di cuore a Fabio e Iolanda, che mi hanno permesso di materializzare i fantasmi di una dolce nostalgia… ragazzi, vi sono debitrice di un caffé, quando vorrete onorarmi di una vostra visita!

Questo post è un tributo a mio padre e alla napoletanità che, ricordatevelo, non è soltanto sinonimo di pizza, mandolino, camorra e rifiuti!

PS: il video di Eduardo è di un’attualità disarmante, nonostante siano passati 60 anni!!!purplepaw

01-02-08

La creazione degli animali domestici

Where do pets come from?

A newly discovered chapter in the Book of Genesis has provided the answer to "Where do pets come from?"
Adam and Eve said, "Lord, when we were in the garden, you walked with us every day. Now we do not see you any more. We are lonesome here, and it is difficult for us to remember how much you love us."
And God said, "I will create a companion for you that will be with you and who will be a reflection of my love for you, so that you will love me even when you cannot see me. Regardless of how selfish or childish or unlovable you may be, this new companion will accept you as you are and will love you as I do, in spite of yourselves."
And God created a new animal to be a companion for Adam and Eve.
And it was a good animal.
And God was pleased.
And the new animal was pleased to be with Adam and Eve and he wagged his tail.
And Adam said, "Lord, I have already named all the animals in the Kingdom and I cannot think of a name for this new animal."
And God said, "I have created this new animal to be a reflection of my love for you, his name will be a reflection of my own name, and you will call him DOG."
And Dog lived with Adam and Eve and was a companion to them and loved them.
And they were comforted.
And God was pleased.
And Dog was content and wagged his tail.
After a while, it came to pass that an angel came to the Lord and said, "Lord, Adam and Eve have become filled with pride. They strut and preen like peacocks and they believe they are worthy of adoration. Dog has indeed taught them that they are loved, but perhaps too well."
And God said, "I will create for them a companion who will be with them and who will see them as they are. The companion will remind them of their limitations, so they will know that they are not always worthy of adoration."
And God created CAT to be a companion to Adam and Eve.
And Cat would not obey them. And when Adam and Eve gazed into Cat’s eyes, they were reminded that they were not the supreme beings.
And Adam and Eve learned humility.
And they were greatly improved.
And God was pleased.
And Dog was happy.
And Cat didn’t give a shit one way or the other.


Da dove provengono gli animali domestici?

Un capitolo del Libro della Genesi scoperto recentemente fornisce una risposta alla domanda "Da dove provengono gli animali domestici?"
Adamo ed Eva dissero, "Signore, quando eravamo nel giardino, tu camminavi al nostro fianco ogni giorno. Ora non ti vediamo più. Ci sentiamo soli qui, ed è difficile per noi ricordarci di quanto ci vuoi bene."
E Dio disse, "Creerò per voi un compagno che starà con voi e sarà un riflesso del mio amore per voi, cosicché voi possiate amarmi anche se non mi vedete. A dispetto di quanto possiate essere egoisti o infantili o incapaci di manifestare affetto, questo nuovo compagno vi accetterà così come siete e vi amerà come me, nonostante ciò che siete."
E Dio creò un nuovo animale che fosse un compagno per Adamo ed Eva.
Ed era un buon animale.
E Dio era compiaciuto.
E il nuovo animale era contento di stare con Adamo ed Eva e agitava la coda.
E Adamo disse, "Signore, ho già dato una denominazione a tutti gli animali del Regno e non riesco a pensare ad una per questo nuovo animale."
E Dio disse, "Ho creato questo animale come riflesso del mio amore per voi, il suo nome sarà un riflesso del mio nome, e pertanto lo chiamerete CANE." (in inglese, gioco di parole tra God e Dog, n.d.t.)
E Cane visse con Adamo ed Eva e fu loro compagno e li amò.
Ed essi erano confortati.
E Dio era compiaciuto.
E Cane era contento e agitava la coda.
Dopo un po’, accadde che un angelo venne dal Signore e gli disse, "Signore, Adamo ed Eva si son gonfiati d’orgoglio. Se ne vanno in giro impettiti e si lisciano come dei pavoni e son convinti di meritare di essere adorati. Senz’altro Cane ha insegnato loro che sono amati, ma forse l’ha fatto troppo bene."
E Dio disse, "Creerò per loro un compagno che starà con loro e li vedrà per come sono. Il compagno rammenterà loro i loro limiti, cosicché sappiano che non sono sempre meritevoli di essere adorati."
E Dio creò GATTO come compagno di Adamo ed Eva.
E Gatto non obbediva loro. E quando Adamo ed Eva si specchiavano negli occhi di Gatto, essi rammentavano che non erano esseri supremi.
E Adamo ed Eva impararono l’umiltà.
Ed essi migliorarono notevolmente.
E Dio era compiaciuto.
E Cane era felice.
E comunque andassero le cose, a Gatto non gliene poteva fregà de meno.

Sarà solo un caso, che il gatto che fa quel gestaccio sia bianco-e-nero come quella peste di Alex??? yellowpaw

Cielo e Inferno

Un uomo, il suo cavallo ed il suo cane camminavano lungo una strada.

Mentre passavano vicino ad un albero gigantesco, un fulmine li colpì, uccidendoli all’istante.

Ma il viandante non si accorse di aver lasciato questo mondo e continuò a camminare, accompagnato dai suoi animali. A volte, i morti impiegano qualche tempo per rendersi conto della loro nuova condizione…

Il cammino era molto lungo; dovevano salire una collina, il sole picchiava forte ed erano sudati e assetati. A una curva della strada, videro un portone magnifico, di marmo, che conduceva a una piazza pavimentata con blocchi d’oro, al centro della quale s’innalzava una fontana da cui sgorgava dell’acqua cristallina.

Il viandante si rivolse all’uomo che sorvegliava l’entrata.

"Buongiorno"

"Buongiorno" rispose il guardiano.

"Che luogo è mai questo, tanto bello?"

"È il cielo"

"Che bello essere arrivati in cielo, abbiamo tanta sete!"

"Puoi entrare e bere a volontà".

Il guardiano indicò la fontana.

"Anche il mio cavallo ed il mio cane hanno sete"

"Mi dispiace molto", disse il guardiano, "ma qui non è permesso l’entrata agli animali".

L’uomo fu molto deluso: la sua sete era grande, ma non avrebbe mai bevuto da solo.

Ringraziò il guardiano e proseguì.

Dopo avere camminato a lungo su per la collina, il viandante e gli animali giunsero in un luogo il cui ingresso era costituito da una vecchia porta, che si apriva su un sentiero di terra battuta, fiancheggiato da alberi.

All’ombra di uno di essi era sdraiato un uomo che portava un cappello; probabilmente era addormentato.

"Buongiorno" disse il viandante.

L’uomo fece un cenno con il capo.

"Io, il mio cavallo ed il mio cane abbiamo molta sete".

"C’è una fonte fra quei massi", disse l’uomo, indicando il luogo, e aggiunse: "Potete bere a volontà". L’uomo, il cavallo ed il cane si avvicinarono alla fonte e si dissetarono.

Il viandante andò a ringraziare.

"Tornate quando volete", rispose l’uomo.

"A proposito, come si chiama questo posto?"

"Cielo"

"Cielo? Ma il guardiano del portone di marmo ha detto che il cielo era quello là!"

"Quello non è il cielo, è l’inferno".

Il viandante rimase perplesso.

"Dovreste proibire loro di utilizzare il vostro nome! Di certo, questa falsa informazione causa grandi confusioni!"

"Assolutamente no. In realtà, ci fanno un grande favore. Perché là si fermano tutti quelli che non esitano ad abbandonare i loro migliori amici…"

(Paulo Coelho) yellowpaw

Un volo di rondini

Alex, ti ricordi un paio di sabati fa, quando mamy s’è svegliata presto la mattina e siamo usciti fuori al balcone con lei, e abbiamo visto tutte quelle rondini affilate sul filo della luce?

Sìììì, erano decine e decine, e ce n’erano anche delle altre appollaiate sul NOSTRO tubo del gas, proprio lì sotto a noi… ad aver avuto le zampe un po’ più lunghe, avremmo potuto toccarle!

Bravo! e ti ricordi che, ad un certo punto, come se una di loro avesse dato un comando silenzioso ed invisibile, si sono levate tutte in volo, hanno formato lo stormo e poi si sono disperse allontanandosi?

Sì, tutte in una volta, tutte insieme… bellissime! Però quella è stata l’ultima volta che le abbiamo viste. Da quel giorno, non si vede più in cielo una rondine, neanche una!

Ecco, appunto… sai, io avrei una mia teoria!

Ah sì? e quale?

Allora, secondo me quella mattina le rondini erano tutte radunate perché era arrivato per loro il momento di migrare verso l’Africa. Erano tutte ferme sul filo della luce e sul tubo del gas come sui sedili di un aereo, in attesa che il Comandante ultimasse il piano di volo. Quando l’ha finito, ha parlato nell’altoparlante a tutte le rondini in attesa e ha detto: "Benvenute sul nostro volo annuale per l’Africa: è il Comandante ApusApus che vi parla. Il cielo è limpido, non ci sono nuvole e la temperatura è quella ideale per farsi un bel voletto tonificante. Raggiungeremo un’altitudine di 1000 metri sul livello del mare e una velocità di crociera di 110 Km/h. E’ previsto uno scalo tecnico a Trapani. Mettetevi comode e tenete d’occhio i piccolini al loro primo lungo volo. Tra poco vi verrà servita la prima colazione. Siete pregate di spegnere le sigarette e di allacciarvi la cintura di sicurezza: il volo sta per avere inizio!"

Caspita! allora se ne sono andate in Africa? Quindi, per quest’anno, non le rivedremo più?

E no, ormai quello che avevano da fare qui l’hanno fatto e sono partite.

E quando torneranno?

Se tutto va bene, l’anno prossimo a primavera.

Quindi dobbiamo aspettare fino alla primavera prossima che qualcuna di loro cada per errore sul terrazzo, così che ci possiamo giocare?

Ecco, lo vedi? sei sempre il solito, stupido e insensibile Alex, grezzo e materiale… ma cosa perdo a fare il mio tempo a parlare con te?!?!?redpaw

Zorba – L’amore e la morte

Gli occhi di un gatto nobile, di un gatto buono, di un gatto di portoQuesta mattina il postino mi ha consegnato un pacchetto. L’ho aperto. Era la prima copia di un romanzo che ho scritto pensando ai miei figli più piccoli. Sebastiàn che ha undici anni, e i gemelli Max e Leòn che ne hanno otto.
Scriverlo è stato un gesto d’amore verso di loro, verso una città, Amburgo, in cui siamo stati intensamente felici, e verso il personaggio principale, Zorba, un gatto nero grande e grosso che è stato per molti anni il nostro compagno di sogni, racconti e avventure.
Ma proprio mentre il postino mi consegnava la prima copia del romanzo e io avevo la gioia di vedere le mie parole allineate nell’ordine meticoloso delle pagine, Zorba veniva visitato da un veterinario perché afflitto da una malattia che prima lo aveva reso inappetente, triste, malinconico e poi gli aveva complicato drammaticamente la respirazione. Nel pomeriggio sono andato a prenderlo e ho saputo il terribile verdetto: mi dispiace, il gatto ha un cancro polmonare a uno stadio molto avanzato.
Le ultime frasi del romanzo parlano degli occhi di un gatto nobile, di un gatto buono, di un gatto di porto, perché Zorba è tutto questo e molto di più. E’ arrivato nelle nostre vite proprio quando nasceva Sebastiàn, e con il tempo è diventato molto di più del nostro gatto: si è trasformato in un nuovo compagno, in un amato compagno a quattro zampe dalle fusa melodiose. Amiamo quel gatto e in nome di questo amore ho dovuto radunare i miei figli e parlargli della morte, parlare della morte a loro che sono la mia ragione di vita. A loro, così piccoli, così puri, così ingenui, così fiduciosi, così nobili, così generosi. Ho lottato con le parole cercando quelle più adeguate per spiegare loro due terribili verità.
La prima era che Zorba, per una legge che non abbiamo inventato noi, ma che dobbiamo accettare anche a spese del nostro orgoglio, sarebbe morto, come tutto e come tutti. La seconda era che dipendeva da noi evitargli una fine atroce e dolorosa, perché amare significa non soltanto fare la felicità dell’essere amato, ma anche evitare le sofferenze e salvaguardare la sua dignità.
So che le lacrime dei miei figli mi accompagneranno per tutta la vita. Come mi sono sentito disgraziato, debole, davanti alla loro mancanza di difese. Come mi sono sentito miserabile davanti all’impossibilità di condividere la loro giusta ira, il loro rifiuto, il loro canto alla vita, le loro imprecazioni contro un Dio che per loro e solo per loro avrebbe trovato in me un credente, e anche davanti all’impossibilità di condividere le loro speranze, invocate con tutta la purezza degli uomini nel loro momento migliore.
La morale è un attributo o un’invenzione dell’umanità? Come potevo spiegare ai miei figli che avevo il dovere di salvaguardare la dignità e l’integrità di quell’esploratore di tetti, di quell’avventuriero dei giardini, terrore di ratti, scalatore di ippocastani, bullo di cortili al chiaro di luna, eterno abitante delle nostre conversazioni e dei nostri sogni? Come potevo spiegare che ci sono malattie che hanno bisogno del calore e della compagnia dei sani, mentre altre sono solo un’agonia, dove l’unico segno di vita è veemente desiderio di morire?
E come rispondere al drastico "perché proprio lui"? Già, perché proprio lui? Il nostro compagno di passeggiate nella Selva Nera. Che gatto folle!, mormorava la gente quando lo vedeva correre accanto a noi oppure seduto sul portapacchi della bicicletta. Perché proprio lui? Il nostro gatto di mare che aveva navigato con noi su un veliero nelle acque del Kattegat. Il nostro gatto che, appena aprivo la portiera dell’auto, era il primo a salire, felice all’idea di viaggiare. Perché proprio lui? A che mi serviva aver vissuto tanto, se non sapevo rispondere a questa domanda?
Abbiamo parlato circondando Zorba, che ci ascoltava con gli occhi chiusi, confidando in noi, come sempre. Ogni parola spezzata dal pianto è caduta sulla sua pelliccia nera. Lo abbiamo accarezzato confermandogli che eravamo con lui, spiegandogli che proprio l’amore ci portava alla più dolorosa delle decisioni.
I miei figli, i miei piccoli compagni, i miei piccoli uomini, così teneri e duri, hanno mormorato sì, fa’ fare a Zorba quell’iniezione che lo farà dormire, che gli farà sognare un mondo senza neve con cani gentili, con tetti grandi e soleggiati, con alberi infiniti. Dalla chioma di uno di quegli alberi ci guarderà per ricordarci che lui non ci dimenticherà mai.
Ora che scrivo queste righe é sera. Zorba riposa ai miei piedi respirando appena. La sua pelliccia splende alla luce della lampada. Lo accarezzo impotente, pieno di tristezza. E’ stato testimone di tante serate di scrittura, di tante pagine. Ha diviso con me la solitudine e il vuoto che arrivano dopo aver messo la parola fine a un romanzo. Gli ho recitato i miei dubbi e le poesie che un giorno voglio comporre.
Zorba. Domani, per amore, avremo perso un gran compagno.
 
P.S. Zorba riposa ai piedi di un ippocastano, in Baviera. I miei figli hanno fatto una lapide di legno su cui si legge: 
 
Zorba.
Amburgo 1984 – Vilsheim 1996.
Pellegrino, qui giace il più nobile dei gatti. Ascolta le sue fusa.

di Luis Sepùlvedapurplepaw

Una favola di Esopo

LA CAMPANELLATURA DEL GATTO

Tutti i topi si riunirono in consiglio per discutere su quale fosse il modo migliore per difendersi dagli attacchi del gatto. Dopo che furono dibattute varie proposte, un topo d’esperienza e carisma si alzò in piedi e disse: "Credo di aver escogitato un piano che ci garantirà la nostra futura salvezza. Allacceremo intorno al collo del nostro nemico, il gatto, un campanellino che ci avviserà ogni volta che si sta avvicinando." Nel mentre che la proposta veniva applaudita, un topo ancora più saggio si alzò in piedi e disse: "E’ facile proporre soluzioni impossibili. Concordo sul fatto che sia un piano ammirevole, ma chi metterà il campanellino al gatto?"uuuhmm
(Esopo) yellowpaw

Da dove hanno preso il loro nome i Pussy Willows

La leggenda che sto per raccontarvi svela l’etimologia del nome Pussy Willow, che in italiano sarebbe il "salice". A voler essere precisi, tradotto alla lettera suonerebbe come "Micio Salice", che però non ha molto senso nella nostra lingua. Perciò, per permettere ai nostri a-mici anglofoni di apprezzare fino in fondo questa deliziosa spiegazione, riporto la leggenda nella sua lingua originale e poi, anche la traduzione in italiano che, seppure non trovi riscontro nella nostra lingua, rimane pur sempre una bella storia da raccontare!

HOW PUSSY WILLOWS GOT THEIR NAME
Many springtimes ago, according to an old Polish legend, tiny kittens had been chasing butterflies at the river’s edge and fell in. The mother cat, helpless to save them, started crying. The willows at the river’s edge swept their long graceful branches into the water – the kittens gripped on tightly to the branches and were rescued.
Each springtime since, goes the legend, willow branches sprout tiny fur-like buds where the tiny kittens once clung.

DA DOVE HANNO PRESO IL LORO NOME I PUSSY WILLOWS
Secondo un’antica leggenda polacca, molte primavere fa dei piccoli micini stavano rincorrendo farfalle sulla riva di un fiume, e vi caddero dentro. Mamma gatta, disperata perché incapace di salvarli, iniziò a piangere. I salici lungo la riva del fiume fecero ondeggiare i loro rami leggiadri fin dentro l’acqua – i micini si avvinghiarono con forza ai rami e si misero in salvo.
Sempre secondo la leggenda, da quel giorno, ogni primavera, sui rami dei salici dove un tempo si appesero i micini, germogliano boccioli ricoperti da una pelliccetta. purplepaw

Diario di un cane

Diario di un cane

1° SETTIMANA
Oggi è una settimana che sono nato!! Che allegria essere arrivato in questo mondo!!

1° MESE
La mia mamma mi accudisce molto bene. E’ una madre esemplare!!

2° MESE
Oggi mi hanno separato dalla mia mamma. Era molto inquieta e con i suoi occhi mi ha detto "ADDIO", con la speranza che la mia nuova "famiglia umana" mi sappia accudire come lei ha fatto con me!!

4° MESE
Cresco rapidamente, tutto richiama la mia attenzione. Ci sono molti bambini in questa casa che sono per me come dei "fratellini". Sono molto gentili con me, giochiamo insieme con una palla che mordo solo per gioco.

5° MESE
Oggi la mia padrona mi ha castigato, si è molto arrabbiata perché ho fatto "pipì" in casa, ma nessuno mi ha mai detto dove poterla fare!!!

6° MESE
Sono un cane felice. Ho il calore di un focolare, mi sento sicuro e protetto. Credo che la mia "famiglia umana" mi ami molto!! Quando loro sono a tavola invitano anche me e il cibo che mi danno lo sotterro nel cortile (visto che ne ho uno tutto per me) come hanno sempre fatto i miei antenati lupi.

12° MESE
Oggi compio 1 anno. Sono un cane adulto e i miei padroni dicono che sono cresciuto di più di quello che speravano. Devono essere molto orgogliosi di me!!

13° MESE
Oggi non sto molto bene, non sono per niente in forma. Il mio "fratellino" ha preso e tirato la mia palla, e siccome nessuno può toccare i suoi giocattoli non vedo perché lui debba toccare il mio gioco… così gli sono andato alle spalle e l’ho morso!! I miei denti sono molto forti e senza volere devo avergli fatto male. Dopo questo spavento mi hanno preso e legato ad una catena che non mi permette nemmeno di muovermi o di poter prendere un po’ di sole!! Mi hanno detto che sono un ingrato e mi devono tenere sotto osservazione (certamente mi vaccineranno). Non riesco proprio a capire cosa stia succedendo, o cosa ho fatto di male!!

15° MESE
Tutto è cambiato, ormai vivo prigioniero nel cortile, alla catena… mi sento molto solo! La mia "famiglia umana" non mi vuole più. A volte si dimenticano che ho fame, sete e quando piove non ho un tetto che mi ripari.

16° MESE
Oggi mi hanno tolto la catena… CHE BELLO!!! Che mi abbiano perdonato?!? Sono tanto contento che salto dalla gioia e la mia coda sembra la pala di un elicottero!! Vedo l’auto… mi porteranno a passeggio con loro!! Ecco! Saliamo sull’auto. Mah, quanta strada!!! Ci siamo fermati, mi hanno aperto la portiera. Finalmente posso correre felice, però non capisco come mai abbiano richiuso la portiera e siano ripartiti. Speriamo che non si dimentichino di me!! Comincio a correre dietro l’auto, ma dopo parecchia strada… non si fermano!! Ho capito… MI HANNO ABBANDONATO!!

17° MESE
Ho cercato, invano, la strada per tornare a casa, ma ormai sono convinto di averla persa! Alcune persone di buon cuore mi guardano con tristezza e mi danno qualcosa da mangiare. Li ringrazio dal profondo dell’anima, ma vorrei che mi adottassero… sarei leale come nessun altro. Mi dicono solo "Povero cagnolino, ti devi essere perso!"

18° MESE
L’altro giorno sono passato vicino ad una scuola e ho visto tanti bambini, molti ragazzi come i miei "fratellini". Mi sono avvicinato ad un gruppo di loro e ridendo hanno cominciato a tirarmi una pioggia di pietre per vedere chi avesse avuto la mira migliore. Una di quelle pietre mi ha colpito in un occhio da quel momento non ci ho visto più.

19° MESE
Sembra quasi impossibile, ma quando ero un bel cane le persone avevano compassione di me. Ora che sono debole con un aspetto poco raccomandabile, senza un occhio, le persone mi prendono a calci e mi lasciano nell’ombra.

20° MESE
Quasi non riesco più a muovermi. Ho attraversato una strada dove passavano delle auto e una di queste mi ha investito. Pensavo di essere in un posto sicuro, invece non posso dimenticare lo sguardo di soddisfazione dell’autista. Il dolore è terribile, le mie zampe posteriori non rispondono più e con difficoltà mi sono trascinato in uno spiazzo dove c’è dell’erba vicino al ciglio della strada.

Sono già 10 giorni che vivo nascosto ai raggi del sole, senza cibo. Non riesco a muovermi, i miei unici compagni sono freddo, pioggia… il dolore è insopportabile. Mi sento molto male, sono in un posto umido e mi sembra perfino che il mio pelo stia cadendo! Alcune persone che mi passano vicino è come se non mi vedessero, altri per paura mi dicono "non ti avvicinare".

Sono quasi incosciente, ma una forza strana mi fa aprire l’occhio. Sento una voce dolce che mi fa reagire… "Povero cagnolino… come sei ridotto!!" Vedo l’ombra di una signora accompagnata da un signore che indossa abiti bianchi che comincia a toccarmi e rivolgendosi alla signora dice "Sono spiacente signora, ma per questo cane non c’è rimedio, la cosa migliore è che smetta di soffrire".

Con gli occhi pieni di lacrime la signora molto gentile acconsente.

Come ho potuto ho agitato la coda in segno di ringraziamento per avermi aiutato a riposare!

Sentii solo il pungere dell’iniezione e mi addormentai per sempre, pensando "perché nacqui?"

PENSACI BENE, DOPO AVER LETTO QUESTA STORIA… NESSUNO E’ OBBLIGATO AD ADOTTARE UN CANE, MA SE LO FAI TRATTALO CON RISPETTO!

Grazie alla AntBa che ci ha mandato questa storia per e-mail. Contribuiamo con piacere a divulgarla, perché per quanto si faccia e per quanto si dica, non si farà e non si dirà mai abbastanza per salvare dall’abbandono i nostri a-mici animali!

Pippo, il gatto che andava in cerca di Dio

Pippo, il gatto che andava in cerca di Dio

Miao a tutti! Sono Pippo, detto Pip!Pippo, micio dolce e nero come la pece, è un gatto come tanti, ma come pochi ha avuto la fortuna di trovare una casa e una persona che si prende amorevolmente cura di lui. Romeo, gattone rosso e coccolone, è anche lui un gatto come tanti, che ha avuto la stessa fortuna di Pippo, solo alcuni anni prima di lui. Mariella, la loro mamy umana, pensando di far cosa gradita al suo Romeo, un giorno decide di portare a casa Pippo, perché insieme potessero farsi compagnia e giocare. Purtroppo non aveva previsto che Romeo, per lungo tempo "figlio unico", avrebbe preso quell’arrivo come un’intrusione, una violazione del suo territorio. Quello che faceva star peggio Mariella, oltre all’aperta ostilità di Romeo nei confronti di Pippo (affettuosamente chiamato Pip) nonostante i ripetuti tentativi di quest’ultimo di fare amicizia, era vedere che Romeo era arrabbiato pure con lei! Non le saltava più in grembo, schivava le sue carezze… insomma, le stava facendo pagare a caro prezzo la sua decisione, presa senza interpellarlo!

A distanza di alcuni mesi, la decisione di tornare nella casa dove lei e Romeo avevano abitato per molto tempo. Di sicuro lìE miao anche da me... sono Romeo! Romeo avrebbe ritrovato un ambiente familiare, i "suoi" spazi e, più di ogni altra cosa, il giardino dove era abituato a scorazzare prima di essere costretto in un appartamento. E infatti, già poco tempo dopo l’insediamento nella "nuova vecchia" casa, le cose sembrano mettersi per il meglio. Non scoppia l’idillio tra Romeo e Pip, ma la situazione comincia a farsi più distesa.

Passa il tempo e un bel giorno Mariella si accorge che Pip, durante le sue scorribande sui tetti, si era fatto una nuova amicizia, un gatto venuto da chissà dove che, accortosi che da quelle parti avrebbe trovato compagnia, s’era preso l’abitudine di fare delle visitine quotidiane. Arrivava misteriosamente dai tetti, giocava con Pip, si divorava la ciotola di pappa che Mariella gli metteva a disposizione (da cui gli è stato simpaticamente affibbiato il nome "Scroc", diminutivo di "scroccone") e spariva di nuovo tra i tetti, altrettanto misteriosamente come era arrivato.

Nelle mente di Mariella prende forma l’idea di trovare il modo per catturare Scroc, farlo visitare da un vet, magari farlo castrare e trovargli una casa. E con tanta pazienza e un pizzico di astuzia, finalmente avviene la cattura e, cosa superlativa, l’adozione di Scroc è pressoché immediata, per la gioia di tutti, tranne forse di Pip, che da un giorno all’altro si è visto privato del suo compagno di giochi e di merende.

Poi, alcuni giorni prima di Pasqua, la triste notizia di Mariella: Pip è scomparso… da due giorni non torna a casa, nemmeno di notte! La sua preoccupazione è tanta, l’angoscia palpabile. Immediatamente tutte le persone che hanno seguito la storia di Pip le fanno cerchio attorno per incoraggiarla con racconti di mici scomparsi per tempi lunghissimi… 2 settimane, 1 mese, addirittura uno per 4 anni! ma tutti tornati a casa sani e salvi. Tutti le sono vicino con le loro parole, augurandole che la sua "sorpresa nell’uovo di Pasqua" sia il ritorno a casa di Pip, ma passa anche la Pasqua e di Pip nessuna notizia. Mariella si dà da fare con ronde nel quartiere, ogni giorno allargando di più il raggio di ricerca, chiamando Pip a gran voce e agitando la scatola dei croccantini, guardando dappertutto, sotto le auto, dietro i cespugli, dentro i cassonetti… A tutti chiede se abbiano avvistato un gatto tutto nero col collarino e il campanellino, ma nessuno la può aiutare. Stampa decine e decine di volantini con foto che fa affiggere a tutti i pali, in tutte le vetrine, in tutti gli ambulatori veterinari, e sarà proprio uno di questi volantini che alla fine farà il miracolo.

Il 30 marzo scorso Mariella riceve una chiamata in ufficio. A questo punto vi riportiamo direttamente la sua testimonianza, perché nessun racconto riferito potrà mai trasmettere l’emozione autentica del resoconto in prima persona:

Pip è tornato a casa… Oggi alle 15,30 ero al lavoro e mi è arrivata una telefonata sul cell di una signora che mi dice di aver letto il mio volantino da qualche parte e di pensare che il mio gatto fosse… indovinate dove?… IN CHIESA… nella chiesa vicino a casa mia, a due passi! Mi ha detto che si trattava di un gatto nero con un campanellino che lei aveva visto da qualche giorno aggirarsi nella chiesa… ANCHE SULL’ALTARE QUANDO LA CHIESA ERA VUOTA E LEI FACEVA LE PULIZIE. Mi sono precipitata mollando tutto quanto, sono andata a casa a prendere il trasportino ed i crocchi, arrivo in chiesa e c’era la messa, una messa lunghissima, non finiva più. Finalmente la messa finisce, mi dicono che il gatto è dietro l’altare, vado e mi indicano un’apertura, spio dentro e vedo travi, tubi e quant’altro, un umano non ci passa. Chiamo Pip disperatamente, metto i crocchi in una ciotola ma niente, in chiesa c’è ancora gente e tra un pò inizia il rosario. Ad un certo punto riesco a sentire il campanellino… E’ LUI, E’ LUI , MI DICO ma non esce dal buco perchè sente le voci ed i rumori… ho bisogno di avere la chiesa tutta per noi. Parlo con il parroco, mi dice che la chiesa sarà libera alle 20,30. Non posso pensare di lasciare lì il mio Pip ancora una notte senza di me, devo averlo stasera ad ogni costo. Alle 20,30 sono dal parroco che mi "consegna" la chiesa. Mi sono portata anche una scatoletta ed il cucchiaino ma anche una potente pila per guardare nel buco.
Siamo soli… apro la scatoletta, batto con il cucchiaino sulla scatola e poi nella ciotola ma non lo sento, guardo nella fessura con la torcia, niente, lo chiamo Pip, Pip, Pip.
Dopo un pò però inizio a sentire un miagolio, mi riaffaccio nella fessura e vedo un paio di occhi brillanti che mi guardano… E’ IL MIO PIP, Pip, Pip, vieni, dai, vieni a mangiare la pappa, andiamo a casa da Romeo. Pip lentamente si avvicina, troppo lentamente per me, mi sembrano secondi infiniti, lunghissimi, viene sempre più vicino, sempre di più, riesco ad allungare un braccio, la mano… ecco… L’HO PRESO, AFFERRATO… CON FORZA, CON DISPERAZIONE, CON AMORE. L’ho abbracciato, baciato, stretto forte forte ma, pensando mi potesse sfuggire ancora l’ho subito infilato nel trasportino, l’ho chiuso, temevo mi potesse di nuovo sfuggire.
ANDIAMO A CASA PIP, salutiamo il parroco il quale, sbalordito, mi dice: "già fatto"? Si, parroco, missione compiuta, lo vuole vedere? Si, lo voglio vedere. Ero così dispiaciuto per l’animale, senza mangiare, ma lui aveva paura, appena mi vedeva scappava. Si, il mio Pip è un gattino molto timido, si spaventa anche a casa quando arrivano persone che non conosce, GRAZIE sono felice… e ci salutiamo calorosamente con un abbraccio.
Siamo a casa, molte telefonate, molti messaggi per calmare l’ansia e l’angoscia delle persone, familiari e non, che mi sono state vicine in questi lunghi giorni. Pip ha molta fame, mangia voracemente una scatoletta, poi la mamy ne apre anche un’altra ma è lì in attesa di essere divorata anche quella.
Pip beve l’acqua dalla sua ciotola. E Romeo? Ha ricominciato subito a soffiare e ringhiare, caro Romeo che pensava di essere finalmente di nuovo solo! Non importa, ci riabitueremo ad essere ancora in tre… LA COSA PIU’ IMPORTANTE, ESSENZIALE, MERAVIGLIOSA E’ CHE PIP SIA DI NUOVO A CASA SANO, UN PO’ SPAVENTATO CERTO, MA A CASA. Grazie ragazze per tutto!
Domani altri dettagli ma volevo che domattina la prima e più bella notizia fosse per voi il ritorno del mio PIP.

Cos’altro si può aggiungere? che dopo una settimana santa trascorsa in chiesa, Pip si sarà fatto una scorpacciata di funzioni, novene e rosari… avrà patito la fame, ma di sicuro avrà bevuto abbondante acqua benedetta dall’acquasantiera! Chissà se, dopo quest’esperienza, gli sarà venuta la vocazione di farsi sacerdote? bé, nel caso di sì, di certo non dovrà comprarsi il clergyman, visto che c’ha già pensato Madre Natura a dargliene uno in dotazione!!!

E dopo questa bella storia, che abbiamo voluto classificare come una "Feline Tale" perché a lieto fine come una favola, vogliamo dedicare un piccolo spazio ad una storia che, purtroppo, ha dei risvolti trucidi: il ritrovamento di 6 micini di 20 gg. abbandonati in un cassonetto dei rifiuti, qui nella nostra città. Un gesto di ignobile barbarie che non trova alcuna giustificazione e per cui speriamo che il responsabile venga trovato e adeguatamente punito ai sensi della legge che prevede la reclusione e sanzioni pecuniarie a chi maltratta gli animali! I dettagli sono sulla nostra pagina degli Appelli e vi invitiamo a leggerli, anche per aiutarci a trovare qualcuno che voglia adottare questi micini, una volta che la persona che si sta preoccupando di allattarli li avrà svezzati e saranno pronti per essere dati in adozione. Chissà che la loro storia, iniziata in modo tanto tragico, non possa trasformarsi anch’essa in una bella favola!