Nutri la Cagna – Seconda e Ultima Parte

Se vi siete chiesti quale fosse il senso del post precedente, vi dico che, oltre a volervi far conoscere uno stralcio di uno dei capitoli più esilaranti del libro di Bourdain, era per comunicare altresì che, da poco più di un mese, anche la nostra umana ha una cagna da nutrire. Non una cagna con quattro zampe e la coda, per nostra fortuna, ma una massa informe da nutrire con farina e acqua. Non pesante e invadente come quello di Adam Vero-Cognome-Sconosciuto, il fabbisogno dell’umana di pane e lievitati non è ancora pari a quello di un ristorante, ma comunque una massa informe, tutta molliccia e bollicinosa come un blob inquietante.

lievito madre

Sia chiaro, la nostra umana è tutt’altro che una vergogna di essere umano, di sicuro non è un caso da manicomio (oddio… forse!), è in possesso di documenti, istruzione ed educazione, grazie al cielo si lava e non si caccia nei guai, però c’ha ‘sta cosa disgustosa che cura come un pupo, la nutre, la coccola, la guarda crescere e, di tanto in tanto, ne stacca un pezzo per farci una pagnotta, delle brioches, o qualche altra leccornia (per sé e per qualche fortunato conoscente, di certo non per noi, sgrunt!).

Poltiglie putride e marcescenti ancora non se ne vedono in giro per casa, non si è ancora spinta molto in là con le sperimentazioni estreme, e infatti non si può dire ancora che riesca a fare delle magie come Adam Vero-Cognome-Sconosciuto, ma ha già avuto le sue belle soddisfazioni, come lo sfilatino di pane semi-integrale

sfilatino semi-integrale

le ciabattine di pane-pizza

ciabattine di pane-pizza

la pagnotta alle olive

pane alle olive

e queste fragranti brioches farcite di marmellata o nutella

briochesInsomma, da un po’ di tempo ci tocca fare i conti con questa nuova usanza maniacale che si è impossessata della bipede… e sia! Purché non accada che, per nutrire la cagna, si dimentichi di nutrire NOI!!!greenpaw

13-03-08

Nutri la Cagna – Parte Prima

… Premetti la spia rossa lampeggiante e feci segno a Steven al grill di abbassare la radio.
“Nutri la cagna!” disse la voce al telefono. “Nutri la cagna o morirà!”
Era Adam.
Quello che voleva che facessi – quello che stava dicendomi – era che era troppo ubriaco, troppo stanco, troppo pigro, troppo coinvolto in qualche squallida avventura personale per venire a occuparsi della sua base lievitante. Si trattava di un’enorme massa schiumosa, a malapena contenibile, composta da uva in fermentazione, farina, acqua, zucchero e lievito, che in quel preciso momento stava sollevando il coperchio – e i pesi che lo trattenevano – di un contenitore da 160 litri, spargendosi sul banco da lavoro su cui si trovava.
“Adam, abbiamo da fare qui!” protestai.
“Digli che io non lo faccio” gridò Steven dalla linea. Si aspettava questa telefonata. “Digli che la lascio morire, se non trascina qui il culo!”
Amico… ho… una situazione… qui. E come… è che non posso. Per favore. Fammi un piacere. Prometto… la cuocio domani sera. Ti prego… nutri… la… cagna.”
“Che cosa c’è di così importante? Che cosa c’è di così importante che non puoi venire?” chiesi, conscio di sollecitare una menzogna…
… Potevo immaginare la scena all’altro capo del telefono: Adam Vero-Cognome-Sconosciuto, il fornaio psicopatico, da solo, nel suo piccolo, lurido appartamento nell’Upper West Side, gli occhi di due misure differenti, dopo trentasei ore di cocaina e liquori, croste bianche agli angoli della bocca, le basette lunghe di due giorni, in piedi, con indosso una camicia ma senza pantaloni, in mezzo a riviste porno e contenitori di cibo cinese… e adesso era senza soldi. Non ne aveva abbastanza per prendere un taxi ed era troppo pigro e fatto per trascinarsi per venti isolati e venire a nutrire la cagna…
“Io non lo faccio!” disse Steven… “Dì a Vinnie di andare a farsi fottere!” (Steven chiama Adam “Vinnie”. Non so perché, forse è il suo vero nome.)
Misi Adam in attesa.
“Ti aiuto io, amico” dissi a Steven. “Da come sembra al telefono, non voglio quel tipo tra i piedi. Tu vuoi veramente vederlo? Nelle condizioni in cui è? Lo sai come diventa.”
“Va bene, va bene” disse lui, brontolando tra sé e sbattendo una bistecca sulla piastra. “E’ l’ultima volta, però. Diglielo. Digli che la prossima volta la lascio morire. La butto nella spazzatura. Il pane lo possiamo comprare.”
“La nutriremo” dissi ad Adam.
Quello che mi ero impegnato a fare era lottare per tirar fuori una massa informe, di una pesantezza massacrante, dal Lexan di plastica; infilarla, dividendola in parti, nel grande frullatore Hobart e “nutrirla” con un miscuglio di acqua tiepida, farina e lievito. Poi avrei dovuto raschiarla via, piazzarla di nuovo nel Lexan, issarlo nuovamente nel suo luogo di riposo e quindi sistemarci in cima padelle e sacchi di patate. Era un lavoro per due uomini che avrebbe seminato farina e materia appiccicosa per tutta la mia cucina pulita, oltre a lasciarci dell’impasto sotto le unghie e sugli zoccoli. Qualunque cosa, tuttavia, era preferibile alla presenza di Adam Vero-Cognome-Sconosciuto nelle condizioni in cui si trovava. Qualunque cosa
… Com’era possibile che questa vergogna di dipendente, cittadino ed essere umano – questo caso da manicomio privo di documenti, di istruzione, di educazione e sporco che aveva lavorato (per circa dieci minuti) in ogni cucina di New York – sapesse mescolare un po’ di acqua e farina e fare una magia?
Qui, gente, sto parlando di vera magia… Vedere il suo pane uscire dal forno; annusarne l’aroma di bontà lievitata così profondamente gratificante, spiritualmente confortante; spezzarlo, rompendo quella crosta polverosa di farina e immergendosi in quell’interno dalla consistenza eterea; assaggiarlo… equivale a sperimentare il vero genio. Le sue pagnotte contadine sono oggetti perfetti, una disposizione di atomi non perfezionabile né da Dio né dall’uomo, che soddisfa tutti i sensi contemporaneamente. Cézanne avrebbe certamente voluto dipingerle, ma avrebbe pure potuto non ritenersi all’altezza dell’incarico…
… Ingaggiare Adam significa procurarsi, per qualche tempo, il miglior pane che io abbia mai assaggiato. Garantisce che i tuoi clienti, esaminando il cestino, esclamino: “Dove avete preso questo pane?” e “Dove posso comprare questo pane?”. Significa anche che la tua vita diventerà un incubo a occhi aperti e che su ogni scaffale delle tue dispense e della tua cucina apparirà una varietà di esperimenti scientifici dall’aspetto sinistro e dall’odore disgustoso: uva marcescente, peperoni rossi in fermentazione, secchi pieni di pezzi di funghi fradici, lamelle e gambi che si decompongono in una venefica fanghiglia nera. Sono tutti destinati “alla cagna” o a uno dei suoi molti rampolli, piccole porzioni di base lievitante che sono state aromatizzate o “iniziate” con una di queste melme primordiali. Le dispense conterranno secchi di base non lievitata nonché porzioni dimenticate di base defunta; i congelatori saranno pieni di pagnotte mezzo cucinate e miscela lievitante surgelata, i pavimenti saranno appiccicosi di impasto. Adam lascia la scia come una lumaca.
Ma lascia anche la “roba”: i più incredibili pani alle olive e alle spezie, al peperone a ai funghi, focacce, schiacciate, bastoncini all’aglio, grissini e brioche…
… A parte tutto, è il migliore nel suo campo: il pane più buono che io abbia mai mangiato… e anche il più caro in termini di costo umano, seccature e preoccupazioni. Assumere Adam Vero-Cognome-Sconosciuto è sempre stato come fare un compromesso – non so se con Dio o con Satana – in genere, però, ne è valsa la pena. Il pane è la linfa della vita e Adam ne è l’improbabile fonte.
Qualcos’altro di cui Dio deve rispondere.

(da Kitchen Confidential di Anthony Bourdain)redpaw

25-04-08

Le Vie Infinite dei Rifiuti – 2a edizione

E’ uscita la seconda edizione di

copertina seconda

Della prima edizione vi avevamo già parlato qui. Informazioni aggiuntive potrete trovarne qui.

Per ora vi anticipo solo che c’è un capitolo in più e numerosi aggiornamenti ai capitoli preesistenti. Ma la cosa più importante è che a differenza del primo libro, che veniva commercializzato solo su internet, questo potrete trovarlo in libreria.

E’ una lettura da fare assolutamente, se si vuole conoscere le verità che vengono taciute da tutti i media su questo fenomeno che sta mettendo in ginocchio la Campania, e che rischia di mettere in ginocchio il resto d’Italia, e anche la verità sui cosiddetti "termovalorizzatori", che di valorizzante hanno ben poco, anzi niente.

Di mio vi posso dire soltanto che l’autore del libro Alessandro Iacuelli, già in tempi non sospetti aveva previsto il collasso a cui la Campania sarebbe giunta, ma non perché abbia poteri di preveggenza, è solo un attento osservatore di cause ed effetti. Ma tanto si sa che nemo propheta in patria.bluepaw

21-01-08

Solo questa e poi basta…

Ve lo prometto, è l’ultima citazione che facciamo dal libro La Vita Emotiva dei Gatti, anche perché l’umana ha finito di leggerlo la notte scorsa e questo passaggio che sto per trascrivere sta nell’ultimo capitolo prima dell’epilogo.

"Al gatto si attribuisce talmente spesso un comportamento crudele che bisogna prendere in considerazione l’argomento. Prima di ucciderli, i gatti giocano con i piccoli topi. Tuttavia, per etichettarli come crudeli, dovremmo accertarci che provano piacere nel vedere il topolino soffrire. Un sadico prova piacere per la sofferenza altrui, ma un gatto non è un sadico, in quanto non si può dimostrare (guarda caso in nessun ambito del mondo animale) che un animale sia sadico per definizione. Secondo i criteri umani un gatto potrebbe essere crudele (secondo quelli felini siamo noi ben più crudeli), ma non secondo i propri […] Oltre all’atto in sé, una delle ragioni per cui non amiamo guardare un gatto che uccide un altro animale è che implica un determinato simbolismo (di freddo distacco). Eppure raramente consideriamo il nostro acquisto di un pollo (un uccello) al supermercato come un’azione crudele, anche se in fin dei conti lo è. Non siamo poi così diversi dai nostri gatti. Piuttosto è la nostra specie a essere senz’altro molto più evoluta in fatto di uccisioni e crudeltà; nessun gatto si è mai proposto di distruggere ogni altro gatto di origini diverse, né è mai stato preda della furia genocida. Solo l’essere umano."

tratto da La Vita Emotiva dei Gatti di Jeffrey Moussaieff Masson

E per chiudere, un’altra citazione di Bertrand Russell, che suona più o meno così: "Nessun animale, tranne l’uomo, prova piacere a torturare e uccidere un suo simile." purplepaw

Curiosità

Qui la fantasia langue clamorosamente… forse sarà il caldo ancora opprimente, o forse solo un’incontenibile voglia di dolce far niente. Vorrà dire che, tanto per continuare ad aggiornare il blog e far passare in qualche modo questa serata un po’ noiosa e sonnacchiosa, continuiamo con un altro passaggio tratto dal libro di J.M. Masson.

"C’è una gatta che vive nello storico American Colony Hotel, a Gerusalemme est […] Sophia è una randagia grigia della quale si sono presi cura gli ultimi due direttori svizzeri dell’hotel. Ci sono buone probabilità di trovarla in paziente attesa dell’ascensore al piano terra del vecchio edificio di pietra della dipendenza. Quando la porta dell’ascensore si apre, Sophia vi entra tranquilla, si siede in tutta calma e aspetta di arrivare al terzo piano, senza mai scendere agli altri piani. Certo, potrebbe benissimo fare le scale, forse anche in meno tempo, ma perché sprecare energia invano? Quando l’ascensore raggiunge il terzo piano, si mette davanti alla porta così da uscire per prima. Quando la porta si apre, esce e visita alcuni ospiti selezionati, con una dichiarata preferenza per  gli scrittori. Sophia salta in grembo ai suoi ospiti preferiti e si fa accarezzare. Quando infine inizia ad annoiarsi, salta a terra e gratta la porta per uscire. Poi torna nel corridoio e aspetta che si apra la porta dell’ascensore, non importa quanto lunga è l’attesa. Scende, esce a piano terra e aspetta di uscire dalla porta d’ingresso per andare in cerca di nuove avventure […]

Si potrebbe dire che Sophia è solo curiosa e che ogni forma di curiosità nei gatti ha un determinato elemento rituale. Ma se fosse pura curiosità a guidarla, perché quelle azioni immancabili? Perché il terzo piano? E’ solo abitudine? Ha in mente qualcosa? Dal momento che non sa contare, direi che a guidarla deve essere una sensazione. Ma qual è la sensazione che prova rimanendo fedele alle proprie abitudini, giorno dopo giorno? Ed è questa sensazione che ne determina il comportamento? […]

Sophia non viene considerata nevrotica, ossessiva o pazza. Ci si limita ad ammettere che non abbiamo accesso alla sua vita interiore, ma senza negarne l’esistenza o la soddisfazione emotiva che lei trae dal suo rituale quotidiano. I suoi sentimenti non sono eccentrici: sono sconosciuti, non inconoscibili. Conoscerli richiederebbe un’acuta osservazione e una mente aperta. Se siamo convinti dall’inizio che il suo comportamento sia vuoto e privo di senso, allora è improbabile che ne scopriremo il significato. Se i gatti non sono umili rispetto a ciò che non conoscono, almeno noi possiamo esserlo."

tratto da "La Vita Emotiva dei Gatti" di Jeffrey Moussaieff Massongreenpaw

Appagamento

"Come possono i gatti provare questo misterioso appagamento, questa emozione che assomiglia alla nostra ma che in qualche modo sembra più profonda, stabile e perfino più autentica?

Alex

I gatti non pensano al futuro, neppure a quello immediato. E’ come se percepire la piena forza emotiva del momento assorbisse tutta la loro energia psichica. Vivono all’erta per prevenire i pericoli, ma non si aspettano una catastrofe o la morte. E non guardano neppure al passato con rimorso o con il senso di colpa per quello che avrebbero potuto fare, se solo fossero stati diversi.

Minnie

In un certo senso si sentono esseri perfetti. Può essere per questo che i monasteri zen spesso ospitano un gatto. Sembrerebbe esistere una filosofia zen dei gatti: una condizione di totale immersione in se stessi che non è autodeificazione, ma solo l’accettazione di un ordine naturale in cui tutto corrisponde al migliore degli universi possibili, una miscela di pace, tranquillità, sicurezza, pigrizia al sole e gioia di sapere che la vita è bella.

Pepper

E’ una felicità del tutto naturale, al punto che a volte sembra appartenere a un livello superiore. Forse i gatti sono qui per insegnarci questo: a vivere l’attimo in modo così completo, con un tale coinvolgimento che lo faccia durare in eterno."

tratto da "La Vita Emotiva dei Gatti" di Jeffrey Moussaieff Massonredpaw

Dalla parte dei topi

ASTRONAVE ZUIKAKU – QUANDO I TOPI LASCIANO LA NAVE…

Il generale Yamamoto si sveglia, ha freddo e si rimbocca la coperta. Sente una voce, non capisce se sogna o è sveglio.

"Generale Yamamoto," dice la voce, "Drago dell’Impero Samurai, questo è un messaggio registrato: è noto che nel libro della storia, quando le cose si mettono al peggio, i topi abbandonano la nave. Cattivo presagio per l’uomo, si è detto. Ma al topo, chi ha mai pensato? Che avvenire si prospetta a un branco di poveri roditori che si deve buttare in mare lasciando tana, provviste, ricordi, nuotando alla cieca verso chissà quale salvezza lontana? <I topi abbandonano la nave!> urla il nostromo. E questo risulta, agli occhi di tutti, un grave atto di vigliaccheria. Ma perché!? Perché mai noi dovremmo seguirvi nella vostra rovina, quando solo voi l’avete voluta? Avete chiesto il nostro parere quando avete caricato esplosivi o schiavi negri, o vi siete presi a cannonate? Se poi la nave affonda, non prendetevela con noi! Basta con le vostre mistificazioni! Un esempio per tutti: un nostro antenato, Cidrolin de Mouses, viaggiava sul Titanic, nell’ultima crociera (questa precisazione mi sembra superflua, visto che il Titanic ha fatto una crociera soltanto, anzi, mezza… lo farò notare a Benni! n.d.M.). Era il solo topo a bordo, perché sui grandi transatlantici sono più di moda i barboncini. Ebbene, due ore prima del momento fatale, Cidrolin si presentò nella cabina del capitano ostentando due valigini e una zattera di matite. Generosamente, voleva avvertire che il suo istinto topesco gli faceva prevedere qualcosa di brutto. Ma il capitano gli urlò: <Via, bestiaccia> e gli tirò la rituale scarpa. Allora Cidrolin si presentò nella sala di prima classe, e al suo apparire centosessanta signore delle più belle famiglie europee balzarono sui tavolini esibendo una parata di belle caviglie europee tale da incantare gli intenditori presenti. Cidrolin de Mouses richiamò invano l’attenzione di tutti sul fatto che lui, unico topo della nave, se ne stava andando: fu scacciato a colpi di scopa. In un ultimo generoso tentativo entrò nella cabina di un giovanissimo baronetto inglese. Anche a lui mostrò le valigie e mimò una nuotata nel mare agitato. Il bambino sembrò interessato, ma non capì. Allora Cidrolin saltò sul comodino, rubò un pezzo di ghiaccio dalla caraffa della limonata, e inscenò mirabilmente lo scontro tra il Titanic, impersonato da una mezza nocciolina, e il fatale iceberg. Il bambino capì e corse subito dal padre.
<Sir,> gli disse, <Sir, tra pochi minuti la nave verrà speronata da un iceberg.>
<Come fai a saperlo, Ronald?> chiese il barone suo genitore.
<Me l’ha detto un topo.>
<Era un topo inglese?>
<No, Sir, sembrava più un topo francese.>
<Allora,> disse il barone, <non c’è nulla da temere. I francesi sono notoriamente dei contafrottole.>
Pochi minuti dopo l’iceberg colò a picco il Titanic.
Questa storia basti a dimostrarvi quanto siete presuntuosi. E come vi stimate, invece, quando fate gli indovini alle spalle di noi poveri animali! Li conosciamo bene quei vecchietti che dicono ieratici: <Ecco, le folaghe sono tornate al lago, tra poco verrà la primavera.> E tutti i presenti commentano a bocca aperta: <A
ccidenti, come è saggio quel vecchietto, conosce i misteri del tempo e le stagioni.> Ma chi se li è fatti, quindicimila chilometri tutti in una tirata fino al lago, senza bussola, chi ha volato un mese a tutta birra per essere puntuale all’appuntamento con la primavera? E’ stato il vecchietto che si è fatto quel bel volo muovendo le falde della gabbana, o è stata la povera folaga? E il merito di indovinare la stagione se lo prende tutto il vecchietto. Sempre così: contate solo voi, sulla terra. E la pubblicità? Il buon latte del contadino, il buon miele di nonna Teresa. Ma provate a mungere un contadino, e vedrete che risultato. O mandate nonna Teresa a ciucciare i fiori! Basta! Siamo stufi di falacuccia, dalazampa, salta nel fuoco, torna a casa, porta il bastone, porta il fagiano, porta le pantofole. SIAMO STUFI DI FARCI TAGLIUZZARE E RIEMPIRE DI VIRUS E BACILLI PER FARVI SCRIVERE QUALCHE BELL’ARTICOLO SCIENTIFICO (il maiuscolo è mio, n.d.M.). Questa volta non staremo al nostro posto: i topi hanno sempre abbandonato la nave? Benissimo, stavolta la abbandoni tu, caro generale, e la nave ce la teniamo noi, la guiderà il tuo amico Harada che è anche lui stanco di vita militare. Andremo a cercarci un posticino dove vivere tranquilli, senza paura di dover saltare su una sedia quando vediamo un uomo. Addio Yamamoto! Buon viaggio, dal collettivo Code Rosse e dal tuo Harada, che ti ha letto questo messaggio. Clic!"

Yamamoto imprecò, scoprendo il piccolo registratore che gli avevano nascosto nella tasca del pigiama. Fece per alzarsi dalla stuoia, ma un pavimento di stelle lo dissuase. Mentre dormiva, i topi lo avevano lanciato nello spazio. Ora il generale stava orbitando attorno a Urano su un tappeto volante.

(tratto da Terra! di Stefano Benni)bluepaw

Una lettura per i cuochi

Questo post è per Simona e i lettori del Blog di Staximo. Non è una ricetta… sinceramente, ci sentiamo un po’ timorosi a suggerirne a Simona che, come si può leggere dal suo blog, non ha niente da imparare e tutto da insegnare.

Perciò, per questa volta voglio invece suggerire un libro che la mia bipede ha letto. Si tratta di un libro che ha ricevuto in regalo da un cugino con la vocazione dello chef e che si trova a Londra, dove attualmente gestisce le cucine di una catena di 8 ristoranti… una carriera folgorante da quando è approdato nella capitale della perfida Albione, poco più di due anni fa or sono. Evidentemente un mestiere tagliato su misura per lui!

Il libro s’intitola Kitchen Confidential – Avventure Gastronomiche a New York ed è stato scritto dallo chef-scrittore Anthony Bourdain. Cito dalla quarta di copertina:

Copertina libroNew York vista da un punto di osservazione assai particolare: le cucine dei grandi ristoranti, raccontata da una voce irriverente e sincera, quella di un cuoco per vocazione che, dopo venticinque anni di "sesso, droga e alta cucina", decide di vuotare il sacco.
Anthony Bourdain, chef e romanziere, ci accompagna in un viaggio indimenticabile che ha come punto di partenza la sua prima ostrica alla Gironde e, passando da Tokyo e Parigi, ritorna a New York, sempre "via cucina". Graffiante, trasgressivo, disincantato, Kitchen Confidential è il racconto di un’avventura culinaria sempre al limite, è uno sguardo dietro le quinte che rivela gli orrori della ristorazione, gli ideali traditi e quelli realizzati. Un’espolosione di energia e di passionale divertimento.

"Non fraintendetemi: io amo il mondo della ristorazione. Diavolo, ne faccio ancora parte – sono chef da una vita, addestrato secondo i canoni della tradizione classica, e nel giro di un’ora starò probabilmente rosolando le ossa per la demi-glace e facendo a pezzi filetti di manzo in una scalcagnata cucina a sud di Park Avenue."

Dopo una gioventù dissipata, all’insegna di droghe e contestazione, Anthony Bourdain arriva quasi per caso nella cucina di un grande ristorante di New York e, facendo una lunga gavetta, diventa uno dei cuochi più famosi della metropoli. Attualmente è capocuoco alla Brasserie Les Halles di Manhattan. Ha scritto due romanzi, Bone in the Throat e Gone Bamboo, entrambi pubblicati negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.

La bipede ha trovato la lettura gradevole ed interessante e ne ha tratto due insegnamenti:
1. gli chef stanno tutti fuori di testa (teoria confermata dal cugino che sostiene che, dopo aver letto il libro, non si sente più tanto preoccupato!)
2. lei non avrebbe MAI potuto essere una cuoca di linea, dove nervi saldi e un forte spirito di squadra sono un must.redpaw

Lettura consigliata

Che la Campania, e in particolar modo l’hinterland napoletano, sia da sempre considerata la "discarica d’Italia" è noto a tutti. Purtroppo però, quello che tanta gente non sa è che l’emergenza rifiuti in Campania va ben oltre lo sgradevole impatto visivo e olfattivo causato dai cumuli di monnezza nelle città e nelle discariche abusive. L’emergenza rifiuti riguarda l’inquinamento atmosferico causato da quegli stessi rifiuti, dove sono mescolati insieme organico, plastica, batterie, medicine… che prima esalano i loro odori mefitici e poi vengono incendiati, sprigionando particelle di veleno che vanno a finire direttamente nei polmoni di chi respira quell’aria; riguarda l’inquinamento delle falde acquifere, dove vengono assorbite tutte le sostanze tossiche rilasciate da quegli stessi cumuli di rifiuti; riguarda gli scarichi industriali nei fiumi: concerie, industrie del pomodoro (la cosiddetta pummarola valley), che trasformano l’acqua in liquame (delle vere e proprie fogne a cielo aperto) che attraversa i centri abitati, viene usata dai coltivatori per l’irrigazione dei campi (gli stessi pomodori che vengono poi mandati alle industrie di lavorazione, ma anche altri prodotti ortofrutticoli, che poi finiscono sui banchi e gli scaffali di mercati, negozi e supermercati e, da lì, sulle nostre tavole), per poi sfociare nel Tirreno, con un impatto devastante sulla flora e la fauna marina.

E ovviamente, a causa di tutto ciò, in Campania LA GENTE MUORE! L’elevata incidenza di malattie e mortalità per CANCRO e LEUCEMIA, specie tra i giovani, è impressionante e allarmante, l‘ecomafia si arricchisce sulla salute della gente e la classe politica sa, ma sta a guardare (e con ogni probabilità partecipa agli utili).

Questo libro è una denuncia documentata che consiglio caldamente a chiunque sia interessato al "problema rifiuti" in Italia, che in effetti è un problema subdolo, perché se ne parla, ma non con la dovizia di particolari che merita. E lo consiglio anche a chi NON è interessato, perché impari a conoscere l’esistenza del problema nella sua articolata complessità. Insomma, io ho intenzione di leggerlo.

Cliccate sulla copertina del libro per saperne di più direttamente dall’autore!

Come muore la mia terra

purplepaw

Appello e varie… felinerie

Dal blog di Hachi (post del 20/09/05), raccogliamo il suo invito a divulgare questo appello:

Mi sono stati segnalati da un’amica quattro gattini di colore rosso, circa un mese d’età, sesso imprecisato, che hanno urgentemente bisogno di trovare casa. Le bestiole vivono infatti in una fabbrica, con tutti i rischi aggiuntivi a quelli della vita randagia che questo comporta. L’ultima cucciolata nata lì ha visto solo un superstite, a distanza di pochi mesi.
Se volete adottare uno di questi batuffoli pelosi, lasciate un commento e un modo per contattarvi!

Quasi sicuramente il sesso dei micini è maschio. I gatti rossi lo sono quasi tutti, anche se possono capitare delle rare eccezioni. Se qualcuno fosse interessato, lasci pure un commento sul blog di Hachi, e speriamo che questi micini trovino presto una casa calda e confortevole che li accolga!

Noi e la nostra umana stiamo bene. Da alcune sere lei (l’umana) va a letto prima del solito perchè ha un nuovo libro da leggere: Roba da Gatti, di Doreen Tovey. E’ il primo di una pentalogia di quest’autrice, scritto quando lei e il marito hanno adottato Sugieh (ma come si pronuncerà ‘sto nome? boh!), la loro prima gatta siamese. Secondo la nostra umana, e altri umani che l’hanno letto, è divertentissimo perché la Tovey racconta in chiave ironica le avventure della sua micetta. Che poi, io mi chiedo, cosa c’è da farci sopra tanta ironia? Se noi gatti potessimo scrivere dei libri su voi umani, neanche ve lo potete immaginare quanto ci sarebbe da prendervi per il moony

Roba da gattiIl risvolto della copertina recita: "<Mentre i mesi passavano, ci rendemmo conto che Sugieh non era particolarmente matta. Era semplicemente una siamese.> Quando Doreen Tovey e suo marito Charles si decidono a prendere il loro primo gatto, una piccola siamese, è soprattutto per via dei topi che infestano il loro cottage. Ma Sugieh non è un gatto; è uno spirito d’acciaio avvolto in morbidissimo pelo, una primadonna, l’Imperatrice dei Felini, una regina che in un battibaleno stabilisce il suo regno sotto gli occhi esterrefatti dei coniugi Tovey. E quando la bellissima Sugieh decide di diventare mamma, un’invasione di scatenati e adorabili cuccioli, tra i quali i formidabili Sheba e Solomon, sta per sconvolgere ulteriorimente la tranquillità…"

A completare la raccolta ci sono Gatti con le ali, Gatti da legare, Gatti e misfatti e Gatti burro e marmellata. Per chi fosse interessato a leggerli, è consigliabile seguire la successione in cui li ho elencati. E comunque, non pensate che le cose che fa quella gatta lì, come si chiama, Sugieh, le fanno solo i siamesi… anche noi che siamo gatti qualunque, raccolti da una strada qualunque, le sappiamo fare bene, forse anche meglio!

Pepper: "Minnie, ma come l’hai definita la raccolta di quella scrittrice?"
Minnie: "Pentalogia."
Pepper: "E che significa?"
Minnie: "Significa raccolta di 5 libri."
Pepper: "Apperò, quanto sei colta… e se fossero stati solo tre?"
Minnie: "Allora si sarebbe detto trilogia."
Pepper: "E quattro?"
Minnie: "Quadrilogia."
Pepper: "E sei?"
Minnie: "Esalogia."
Pepper: "E sette?"
Minnie: "Eptalogia."
Pepper: "E otto?"
Il cataclisma PepperMinnie: " E a otto libri io le direi <vedi di cambiare genere, che mò c’hai scassato i cosiddetti, proprio come
te!!!>"

Alex e Pepper sono sempre più lanciati. Ormai hanno fatto amicizia o, per meglio dire, sono diventati complici indivisibili per combinarne di tutti i colori. La nostra umana la mattina ha paura di alzarsi pensando a quello che potrebbe trovare uscendo dalla camera da letto. La sua esclamazione più ricorrente è diventata "mamma mia! e che è stato? è passato anche qui l’uragano Katrina?!?"

E già, ormai non li tiene più nessuno. E dire che Pepper stette così male quando Alex arrivò… adesso sono io quella che sta male! Se penso a quanto era tranquilla e pacifica questa casa prima che arrivassero loro due!!!

E per concludere, vi lascio con un indovinello:

"Che differenza c’è tra l’uragano Katrina e AlexIl cataclisma Alex e Pepper?"

L’uragano Katrina passa, devasta e se ne va… Alex e Pepper passano, devastano e… RESTANO!!!

Sì, vabbé, lo so che non bisognerebbe scherzare su queste cose, ma un uragano è un cataclisma naturale e non ci si può fare niente se non cercare di non farsi trovare impreparati. Provate un po’ a immaginare cosa si prova quando con un cataclisma bisogna conviverci tutti i giorni della propria vita?!?