Il 25 aprile di Olive

Oggi, un anno fa, dopo circa 3 mesi e mezzo di tentativi infruttuosi di farla integrare con le mie bestiacce, riportavo Olive giù nel parcheggio condominiale da dove l’avevo raccolta per farla sterilizzare. Come Giuda, le davo tanti bacini sulla crapetta mentre scendevamo le scale, intanto che soffocavo i timori che potesse cacciarsi in qualche guaio.

Oggi, dopo un anno, è ancora li, vive libera e felice all’aperto com’era abituata dalla nascita, e arriva sempre puntuale all’ora della pappa, che non le faccio mai mancare.

Oggi è il 25 aprile anche per lei, la sua personale Festa della Liberazione.

Auguri a tutti, ne abbiamo veramente tanto bisogno.

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Cronaca di una mattinata concitata con recupero di felino fuggitivo

Quello che mi è successo stamattina potrebbe tranquillamente diventare la sceneggiatura di una sit-com tipo Will & Grace o Friends giggle
Antefatto: stamattina ho riempito la bottiglia d’acqua per Olive e Batman e l’ho messa fuori la porta di casa, sul pianerottolo, per essere sicura di non dimenticarmi di portarla giù in garage, scendendo per andare al lavoro.
Spiccio tutte le cose che faccio normalmente prima di tornare di sopra a prepararmi, quindi pulire le cassette, dar da mangiare ai gatti, fare colazione etc… fine di tutto, di corsa (sempre de corsa la mattina puff puff! pant pant! caldo ) sopra in bagno aaaaaa… sì bé, insomma… non fatemi scendere in particolari: avete capito, no? giggle
Suonano alla porta!
Ma porc putaine, che tempismo perfetto!!! e mò chi CATS sarà e perché rompe a quest’ora? ma suonare 2 minuti 2 prima, no eh??? bomb
Evvabbé, chiunque sia, mò s’attacca… io me so’ appena seduta!!!
Inizio a sfogliare velocemente facebook sullo smartphone per vedere cosa passa sulle prime pagine dei giornali (embé, ormai è finito il tempo della carta stampata sala di lettura  e poi io sono una che prende molto sul serio le proprie environmental commitments) e d’improvviso sento miagolare, ma forte! miciomiagolo Realizzo che non era nessuno dei miei, era forte sì, ma si capiva che non era dentro casa, e all’improvviso mi s’impennano i pensieri e gli eventi della mattina assumono una fatale concatenazione: la porta aperta per mettere fuori la bottiglia… il campanello che viene suonato… il miàgolo… MERDA, PEPPER E’ SCAPPATA!!! (il pensiero m’è andato a Pepper perché Alex mi stava facendo compagnia in bagno – chi non caga in compagnia… vabbé, la sapete no? rofl – e Minnie col tié che si azzarderebbe ad uscire, e poi lei non miagola così forte).
Insomma, col sangue che mi si era ghiacciato nelle vene, mi appresto a finire quel che stavo facendo e volo giù per le scale, spalanco la porta, guardo fuori, e ti vedo Pepper su un gradino della rampa che mi fissa atterrita.
“Pepper, ma come t’è venuto in mente di uscire fuori??? torna dentro dai, su piccolé, forza!”
Niente, continuava a fissarmi e non si muoveva. Allora vado io e me l’imbraccio… “cavolo però! come sei leggera!!!” Penso vabbé, sarà l’adrenalina che non mi fa sentire il peso. Però era strana… cioè, era lei ma non mi sembrava lei confused … eppure era lei, insomma, a giudicare dai colori, era lei!
Entro in casa, chiudo la porta, mi volto e… CAVOLO, PEPPER! eyes Sì, cioè, Pepper Pepper, la MIA Pepper, affondata come al solito nel cuscino dello schienale del divano.
Ma CATS! se Pepper sta lì, allora tu chi CATS sei???
Faccio un rapido ragionamento, e concludo che non può essere altri che il gatto di Nino, quello del secondo piano.
Volo giù, suono il campanello, lui mi apre la porta (in mutande hide ) e gli chiedo “ma è tuo ‘sto gatto?”, e lui di rimando “e come ha fatto ad arrivare da te???”
“Ah, non chiederlo a me! io so solo che me lo stavo pure prendendo perché somiglia così tanto a una delle mie, che credevo fosse lei!”
Siccome questo gatto sta spesso fuori al terrazzo, e già una volta quest’estate, quand’era piccolino (sapete che non so neppure se sia maschio o femmina?) è precipitato giù facendosi MOLTO male cry , ma ora per fortuna sta meglio, anche se non ha perso l’indole da fuggitivo, Nino ha dedotto che evidentemente dal terrazzo era saltato giù, e poi era rientrato dal portone aperto, solo che non sapendo quale fosse la porta di casa sua, è arrivato su su da me.
Insomma, tutto è bene quel che finisce bene: il gatto fuggitivo è tornato a casa, e Minnie Pepper e Alex hanno tirato un sospiro di sollievo. Sì, perché dovete sapere che, in tutto questo marasma, quando mi hanno visto entrare in casa con questo gatto in braccio, avevano un’espressione a metà tra l’atterrito e l’inCATSato, per la serie “macchecceriprovi??? maancoranonlhaicapitochenonvogliamoaltriintrusitralezampe?!?”
Diciamo che pe’ stavolta j’è annata bene! wink
Però nun se po’ ffà ‘sta vita, alla mia età faint

Olive update!

Miao a tutti gli a-mici che ci leggono!
Volevo aggiornarvi sullo stato dell’adozione di Olive. Dunque, l’adozione in realtà non c’è stata. Nonostante gli appelli sparsi ovunque, e per cui voglio ringraziare anche molti di voi che hanno messo a disposizione spazio sui loro blog, siti, pagine Facebook e quant’altro, nessuna di queste iniziative è andata a buon fine.
Rassegnata alla prospettiva di doverla tenere io, in realtà la situazione ha subito una brusca svolta, e non necessariamente in peggio.
Olive era stata chiaramente emarginata dai miei 3 furfanti, che sono rimasti fermi e coerenti nel loro rifiuto di accoglierla sul “loro” territorio. Inutile dire che la micia viveva questa condizione con estremo disagio, autosegregandosi in uno spazio molto ristretto della casa che comprendeva cucina e bagno, temendo i miei gatti e facendo la pipì sui tappetini e le tovagliette che stanno sotto le ciotole delle pappe.
Dopo averci pensato e ripensato a lungo, ho capito che lei era infelice, perché dopo essere nata e aver vissuto da gatta libera per circa un anno e mezzo della sua vita, ora era costretta in una prigione che, seppur dorata, sempre prigione è. I miei erano infelici perché non vedevano di buon occhio l’arrivo dell’intrusa e continuavano a ringhiarle e soffiarle ogni volta che se la trovavano di fronte. Io ero infelice perché assistevo inerme a questo stato di tensione intanto che ripulivo le pipì di Olive.
Insomma, a farla breve, la sera del 25 aprile l’ho riportata giù, nell’area del parcheggio condominiale dove aveva vissuto e dato alla luce i suoi cuccioli prima della sterilizzazione, e dove ha ritrovato un mondo che le era familiare, la cuccia-casetta che noi del palazzo avevamo sistemato in prossimità del mio box auto e il suo amico di sempre Batman. All’inizio è rimasta un po’ disorientata ed è corsa a nascondersi sotto un’auto, ma quando ha capito che vicino alla casetta c’è l’angolo pappa che provvedo personalmente a rifornire ogni giorno, e che può vivere e circolare liberamente in un’area che, a conti fatti, non presenta tantissimi pericoli, è tornata ad essere una gatta felice!
Ora che le giornate sono calde e fa buio tardi, lei se ne va a zonzo, spesso quando scendo la mattina per andare al lavoro, lei è già sparita, e quando torno la sera può darsi che non sia ancora tornata, ma se ha fame, potete giurarci che sta là ad aspettarmi, e se vedeste con che prepotenza reclama la sua pappa! 😉
Batman in questo periodo la lascia spesso da sola perché lui è un maschio giovane che continua ad avere degli “appetiti” che lei non ha più voglia di soddisfare. Quindi lui sparisce per interi periodi, poi magari si fa rivedere quando ha fame (di cibo), per poi sparire di nuovo. E comunque, vederli mangiare dallo stesso piatto mi dà una grande gioia, è una scena che mai e poi mai avrei potuto vedere a casa mia, dove dovevo tenere la ciotole di Olive ben lontane da quelle dei “mostri”.
A casa la situazione è tornata alla normalità: ora che i miei hanno potuto abbassare la guardia, sono tornati alla vita che facevano prima: grandi magnate, grandi dormite, grandi litigate.
Vi metto qualche foto di Olive e Batman a “cena” insieme: notate che, mentre lei tiene il muso affondato nel piatto e non lo alza finché non s’è abboffata come una porcella, lui è molto più guardingo e mi fissa perché è molto diffidente. Non si lascia avvicinare neanche per farsi accarezzare. Lui è sempre stato così, e lo è diventato ancora di più da quando mi vide catturare Olive per farla sterilizzare. Ma bon! io non voglio toccarlo, e men che meno catturarlo. Mi basta vederlo mentre mangia, e ogni volta che torna dopo un periodo più o meno lungo di sparizione, tiro un sospiro di sollievo perché vedo che è ancora vivo!

Olive e Batman a cena

Olive e Batman a cena

Olive e Batman a cena

Olive e Batman a cena

Olive e Batman a cena

Il mio primo pipistrello

Stasera, durante la mia consueta permanenza notturna fuori al terrazzo, ho catturato un pipistrello e, tanto per non farmi mancare niente, l’ho portato in casa, per la gioia dell’umana che per poco non ha avuto un arresto cardiaco.

Ha urlato un po’, mi ha rincorso giù per le scale, il pipistrello al sicuro tra le mie fauci, mi ha sgridato e fatto allontanare dal pipistrello che mi è caduto dalla bocca e, spaventato a morte, se ne stava tutto raggomitolato sul pavimento, si è armata di scopa e paletta con cui ha catturato l’immonda bestia e l’ha buttato giù dal terrazzo… non quello di prima, un altro, al piano di sotto.

Come avrebbe detto Massimo Troisi, "e Maronn’ ro Carmine, quant’ ammuina pe’ nu pipistrello!!!"bluepaw

04-08-09

Ipotetica traccia per un episodio di Fringe

E’ mattina. Un uomo si sta svegliando nel suo letto e, mentre si tira su a sedere e prende faticosamente coscienza della realtà circostante, abbassa gli occhi sul suo grembo e il suo sguardo comincia a trasformarsi… da assonnato, a interrogativo, a incredulo, a atterrito… esplode in un urlo terrificante e, mentre l’urlo cresce d’intensità, la telecamera stringe sui suoi avambracci e inquadra due moncherini. Le mani non ci sono più, i polsi sono penosamente recisi, ma non come se fossero stati mozzati con un’accetta… è piuttosto come se le mani si fossero liquefatte, e ancora è visibile un inquietante quanto disgustoso colare di umori.

Dissolvenza, parte la sigla di apertura.

Il fenomeno viene subito portato all’attenzione della Divisione Fringe dell’FBI. Olivia Dunham e Peter e Walter Bishop iniziano subito le loro indagini. Walter è deliziato, non aveva mai assistito a niente del genere e la curiosità di scoprire la causa della fusione delle mani lo esalta e gli fa venire voglia di una pietanza a cui aveva dovuto rinunciare per tutti i 17 anni della sua detenzione nel manicomio criminale St. Claire: un paio di chimichangas pieni zeppi di fagioli, riso, formaggio e macinato di manzo e trasudanti olio di frittura che il figlio Peter forse gli procurerà, o forse no.

Si inizia il prelievo di campioni da analizzare, nello scantinato dell’Università di Harvard c’è tutto un fermento di beute e becker, distillatori, fornelletti, centrifughe in movimento, capsule di Petri, spettrofotometri e gascromatografi. Walter esamina attentamente al microscopio le parti di tessuto fatte reagire con varie sostanze chimiche… è perplesso. Questo caso è davvero ai limiti del razionalmente comprensibile. Walter continua a fare ipotesi e a scartarle. Ne parla con Peter e Olivia, insieme cercano una spiegazione, ma stavolta davvero sembra che non se ne riesca a venire a capo.

Allora decidono di parlare con la vittima del misterioso fenomeno: gli chiedono cos’abbia fatto negli ultimi 3 giorni, chi ha visto, dov’è stato. Dai suoi racconti emergono tante informazioni insignificanti che non li porta da nessuna parte, ma poi… all’improvviso… ecco l’illuminazione! Il soggetto confessa che il giorno prima, per qualche inspiegabile ragione, si trovava nel locale a pianoterra di un condominio di Montesilvano Colle che ospita l’autoclave e il serbatoio di acqua che alimenta il palazzo. In un momento di noia, non avendo niente di meglio da fare, gira la leva del rubinetto che serve ad alimentare l’acqua al serbatoio, interrompendo il flusso che provvede a tenerlo sempre pieno. Col passare delle ore e il consumo dell’acqua da parte degli abitanti del condominio, il serbatoio si svuota, fino a trovarsi totalmente a secco alle 7:45 della mattina dopo, tra il panico generale di tutti gli abitanti del palazzo.

A questo punto, Walter, Peter e Olivia non hanno più dubbi: non v’è soluzione al caso! A tutti i fenomeni, anche quelli apparentemente più inspiegabili, vi è una spiegazione e, soprattutto, vi è un rimedio, tranne che all’imbecillità umana. Anzi, come per una bizzarra legge del contrappasso, scoprono che ad ogni azione da imbecilli, corrisponde una reazione uguale e contraria, per cui l’organo che era stato responsabile di tale azione si dissolve, si scioglie come un cubetto di ghiaccio al sole. Non esiste cura, non esiste rimedio… solo la prevenzione: se non vuoi che una parte di te si sciolga, non fare imbecillate!

L’episodio termina, parte la sigla.

Non pensate anche voi che sarebbe la giusta punizione per tutti quelli che agiscono spinti da un impulso irrefrenabile, senza sapere quello che stanno facendo e ignorando tantopiù l’impatto che la loro azione potrebbe avere su una comunità di persone? Fai un ‘imbecillata, e come per incanto, la parte di te che ha materialmente agito si squaglia, si disfa, senza possibilità alcuna di formarsi nuovamente. CATS, se fossi un uomo, sinceramente comincerei a preoccuparmi, e pure parecchio!
Dite che sono malvagia? naaaaaaa… DEPPIU’!!!purplepaw

21-04-09

La pastiera napoletana

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In ogni zona della Campania esiste una variante e, a sentire ogni brava massaia, la sua è, con certezza, la ricetta originale e sicuramente la più gustosa!

"Ue’ Marì, ma tu che dice? assagg’ cà, si scioglie ‘mocche"
(Maria, cosa dici? assaggia, si scioglie in bocca)
"eeehhhh Carmè, c’amma fa’ i puluntun’? cu ‘sta cremm’ è sciapìte,"
(Carmela, vogliamo fare i polentoni? la crema la rende insipida.)
"Marì,  tu nun capisc’ nient’… sì cafò!"
 (Maria, tu non capisci niente… sei cafona!)

E via discorrendo, fin quando l’amica non fa dono della propria pastiera, e si salutano con tanti baci. E puntualmente la donna, appena giunta a casa, con fare scocciato, spiaccica tegame (u ruot’) e pastiera nella pattumiera, concludendo con la solita frase:

"Tié… magnatell’ tu ‘sta schifezza!"
(Mangiatela tu questa schifezza.!)

Ci sono dei canoni che più o meno tutte seguono, proprio per non essere flagellate.
La pastiera va cotta nel suo tegame in alluminio, che non deve essere mai più alto o più basso di 5 cm, e nel servirla deve rimanervi, non va mai spolverizzata con lo zucchero a velo e le strisce devono essere lisce. I canditi sono essenziali, anche se sei allergico e rischi lo shock anafilattico. Si dice sempre che va usata la ricotta di pecora, anche se nessuno la usa mai, però fa trendy. Quando si serve la frase d’obbligo è "così la faceva la nonna della mia trisavola… eehhh, bei ricordi!", anche se tua nonna mischiava un paio di uova con un po’ di grano e un chilo di canditi, che sputavi dappertutto e ti arrivavano dei ceffoni da Rocky Balboa.

DSCN3355Ricetta per la pastiera napoletana, variante alla crema pasticcera  (per una pastiera da 23 cm.)

Crema di ricotta

  • 350 g. di ricotta ben asciutta
  • 3 tuorli
  • 2 albumi montati a neve
  • 200 g. di zucchero fino (ideale è lo Zefiro) (la ricetta dice 250, io ho tagliato, come sempre)
  • 1 fiala di acqua di fiori d’arancio (c’è chi usa quella di millefiori, a me piace di più quella d’arancio)
  • 1 bustina di vanillina (io non ce l’ho messa)

Setacciare la ricotta in una terrina (se ne avete voglia, io non l’ho fatto, l’ho solo battuto un po’ con la frusta prima di aggiungere gli altri ingredienti) e mescolate bene con lo zucchero, i tuorli, gli albumi montati a neve e gli aromi.

Crema di grano

  • 200 g. di grano cotto
  • 250 g. di latte
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 1 noce di burro
  • scorza di mezzo limone

In una pentola mettete a bollire gli ingredienti, mescolando finché non s’addensa il tutto a formare una crema. Occhio che rischia d’attaccare! O usate una pentola con doppio o triplo fondo, o mescolate continuamente con una frusta, però sappiate che ci mette un po’ ad addensarsi.

Crema pasticcera

  • 150 g. di latte
  • 1 uovo
  • 30 g. di zucchero
  • 20 g. di farina

Mettete a scaldare il latte e intanto sbattete l’uovo con lo zucchero e aggiungete poi la farina. Diluite col latte caldo versato a filo e sempre sbattendo con la frusta, rimettete poi sul fuoco e mescolate finché non s’addensa.
Una volta che la crema di grano e la crema pasticcera sono tiepide, mescolatele alla crema di ricotta e aggiungete il cedro e l’arancia candita a pezzettini. Per questi non vengono date dosi, perciò fate a gusto. Io ho preso i vasetti della Paneangeli in cui sono già a pezzettini e ci ho messo metà dell’uno e metà dell’altro.
A questo punto, coprite la crema ottenuta con la pellicola e mettetela in frigo a riposare per una notte.

Non vi sentirete stanche, anzi sarete euforiche e veloci come la pantegana di Ratatouille, perché consapevoli di stare a creare un capolavoro culinario… "invece ‘a zia Carmela, non sente stanchezza, perché deve dimostrare  che la sua è la più buona, e dinanzi a tanta bontà anche Maria dovrà ammetterlo…  adda schiattà chella fetenta, adda murì d’invidia, aahhh tiè!”
DSCN3350

Procedimento per preparare la pasta e rivestire il tegame

“u ruot’ che ‘a zì Carmel’ sta ancora cercando, ignara che sia finito nella pattumiera, e impreca: ‘a maronna adda fa schiattà, u ruot’ s’ha tunuto chella fetenta!" (eh sì, perché u ruot’ è sacro e va sempre restituito, anche se costa 50 centesimi).

Il giorno dopo preparate la frolla con

  • 250 g. di farina
  • 2 uova
  • 100 g. di zucchero
  • 100 g. di strutto
  • scorza di limone grattugiata

Lavorate velocemente gli ingredienti tutti insieme (può darsi che sia necessario aggiungere un po’ di farina, io l’ho dovuto fare), formate una palla, avvolgetela nella pellicola e mettete a riposare in frigo per una mezz’oretta. Nel frattempo, ungete per benino "o ruot’" con lo strutto. Anche se non si dovrebbe fare, io metto sul fondo un disco di carta forno, tanto per pararmi le ciapét da spiacevoli sorprese.
Stendete la pasta sottilissima, circa 3 mm. di spessore, e adagiatela nel "ruoto", tagliando per benino tutta la pasta che straborda intorno. Riempite con la farcia preparata il giorno prima. Con la pasta ritagliata formate le strisce che disporrete sopra a formare una scacchiera e spennellate (tutto, strisce di pasta e ripieno) con un uovo sbattuto. Infornare a 200° per un’oretta, abbassando a 180° se dovesse cominciare a colorire troppo presto. E comunque, tenere in forno finché non è tutto bello dorato in superficie. Far raffreddare nel forno spento semiaperto e consumare il giorno dopo.

E’ così che da secoli, in ogni quartiere della mia provincia, è Pasqua, fra casatielli e pastiere e pizze chiene.

DSCN3349Ringrazio la mia amica Fiammateresa, sia per il delizioso spaccato di “vita popolare” che per questa meravigliosa ricetta. Per citare un’opinione che lei stessa espresse una volta, “questa versione con la crema pasticcera è più succosa…” Sono totalmente d’accordo con lei!https://i0.wp.com/minpepp.altervista.org/_altervista_ht/immagini/foto_varie/improntaviola.gif

18-02-09

Rientro a casa…

… da un’assemblea di condominio, alle 22 (sì sì, avete letto bene: le VENTIDUE!).

Apro la porta, e cosa trovo? 3 gatti 3 che mi fissano, ciascuno di loro con un’espressione che dice tutto. Cosa? Ecco cosa…

Alex: ma dove CATS sei stata fino ad ora?!?

Pepper: ma ti pare questa l’ora di rientrare a casa???

Minnie: HO FAAMEEEEE!!!

Insomma, non basta che ero stata fuori casa ininterrottamente per 13 ore e mezza, non basta che, dopo una giornata di lavoro, nelle ultime 3 ore mi ero dovuta sorbire un’assemblea condominiale, non basta che avevo pranzato solo con uno yogurt e una banana e avevo miraggi di pizza e spaghetti al pomodoro… pure gli sguardi inCATSosi dei gatti mi toccavano!

Che triste destino…greenpaw

06-02-09

Come Hansel e Gretel

Perché voi credete veramente che la scia di lettiera, che dalle cassettine in bagno conduce fino alle nostre cucce, o in altri angoli della casa, si formi perché noi non scuotiamo le nostre zampette e i sassolini ci restano attaccati? Che ingenui che siete!!!  Noi lo facciamo apposta, per ritrovare prima la strada quando dobbiamo tornare alle cassettine… ecco perché quando quella stupida bipede passa la scopa o l’aspirapolvere, ci destabilizza!bluepaw

28-01-09