La partita della vergogna

La partita della vergogna


“Minnie, cosa significa ‘manica di bastardi’?”


“WOW WOW WOW! che espressione trucida in bocca a una signorina perbene! Dove l’hai sentita?”


“Veramente ho sentito mamy che lo ripeteva spesso ieri sera, davanti al televisore!”


“Mamy? bé, sì, può essere verosimile… mamy è il genere di persona che, quando si sente particolarmente ispirata, si concede di codeste licenze poetiche! Davanti al televisore, dici? Allora ti sò dire anche con chi ce l’aveva: sicuramente con chi ha seminato il tumulto all’Olimpico durante il derby Lazio-Roma.”


“Ma scusa, il derby non è una partita di calcio?”


“Sì.”


“E allora che senso ha seminare il tumulto durante una partita di calcio, e costringere la polizia a intervenire con i lacrimogeni, i giocatori a sospendere la partita e la gente a mettersi in salvo? La partita di calcio, come ogni evento sportivo, non dovrebbe essere un momento di aggregazione? Anche se c’è la competizione, anche se ognuno tifa la propria squadra preferita, anche se si polemizza, ci si sfotte, ci si insulta pure, alla fine non c’è nulla che giustifichi le resse, gli scontri aperti, le auto incendiate, con tutto ciò che ne consegue in termini di possibili feriti e vittime. Che senso ha spingere le circostanze a questi limiti estremi?”


“Non lo so. L’unica spiegazione che riesco a darmi è che così come esiste una larga fascia della popolazione, che per fortuna è la maggioranza, che vive un’intera settimana aspettando la domenica per concedersi finalmente questo momento di svago e di divertimento, esiste anche un nucleo ridotto di individui che riesce a trasformare questo momento di svago per i più in una tragedia. Facinorosi, quasi sicuramente frustrati e repressi, che aspettano la domenica non per divertirsi come tutti gli altri, ma per dare libero sfogo ai loro istinti primordiali, perché evidentemente dalla vita non riescono a trarre altre soddisfazioni. Reietti e vigliacchi che agiscono nell’anonimato della massa, che non si espongono mai a viso aperto, ma tramano all’ombra, un’ombra che dapprima li protegge nell’esecuzione dei loro sordidi piani per portare disordine e, come nel caso di ieri sera, guerriglia urbana, e poi li protegge di nuovo per svignarsela… Sono persone che non sanno vedere nell’avversario solo la controparte da superare in bravura, ma il nemico da distruggere e umiliare, e che non accettano la sconfitta come uno stimolo a far meglio la volta dopo. Non c’è niente di sportivo nel loro atteggiamento, solo una cieca carica distruttiva, che è quanto di più lontano ci possa essere da uno spirito sportivo sano e competitivo. Ecco, sono sicura che era a queste persone che si riferiva mamy quando parlava di ‘manica di bastardi’.”


“Ma allora non è un bel modo di apostrofare le persone… ma la parola ‘bastardi’ in sé, cosa significa?”


“Uuuhhmmm, come faccio a spiegarti…??? Non è una bella parola e non vorrei dartene una spiegazione volgare… ecco, un bastardo è uno di cui si conosce la mamma (che poi si conosce sempre), ma non il padre!”


“Evvabé, un po’ come capita per noi… tu mica l’hai conosciuto tuo padre?”


“Ma per noi è diverso, per gli animali, ammenoché non provengano da allevamenti la cui occupazione primaria è preservare la purezza della razza, non è cosa fuori dal comune essere figli di padre ignoto, anche se pure per noi da un po’ di tempo si sta preferendo l’espressione ‘meticcio’, decisamente più cortese di ‘bastardo’. Per gli umani, invece, pare che sia un vero e proprio insulto, che in un colpo solo offende sia il bastardo che sua madre! Esistono pure altre definizioni, se vogliamo anche più offensive di questa, ma adesso non mi sembra il caso di scendere in particolari…”


“Eh sì sì, credo di sapere a che definizioni ti riferisci… le stesse che usa mamy pure con noi!”


“Mamy? con noooii??? ma quando mai?!?”


“Ma sì, dai, non mi dire che non te ne sei mai accorta… quando ci dice ‘belle le mie micette… le mie figlie delle stelle’!”


“Ah, ecco… sì, bé… non è esattamente la stessa cosa: lei dice ‘micette’ mentre la parola è ‘meticce’, e poi non sono proprio le stelle ad essere chiamate in causa, comunque vabbé… tu continua a vederla così!”

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10 thoughts on “La partita della vergogna

  1. Secondo me è non gente che va a tifare la propria squadra…
    E’ gente che cerca un qualsiasi pretesto per poter far a botte, picchiare, distruggere tutto quello che gli capita, prendersela con i CC o la PdS…
    Sono gli stessi che fanno i casini nelle manifestazioni no-global o per la pace!!!
    Dovrebbero prenderli, buttarli in carcere e lasciarli lì….E’ una vergogna!!!!

  2. A Belle ma che volemo fa’? Mo ce organizzamo noi famo noi un campionato de pallone: Romafelina, Juvemicetta, Milanmiao, Interfrrr etc etc armeno se divertimo! Che ve ne pare?
    Miaooooooooo
    Tottimiao

  3. Sapeste quante parole nuove ho imparato tra ieri e oggi dalla mia mamma umana! E pensare che manco tifa per la Roma, lei! Beh, certe parole non le sapeva neppure Olivia!!! Ho capito bene solo un concetto: rinchiudere quei xxxx (e qui c’era una parola in milanese che Olivia mi ha detto di non ripetere) e buttare la chiave! Il vostro ammiratore romanista Zippino

  4. Lascio perdere ogni commento, sono fatti talmente vergognosi che rovinano il calcio (che lo è già fin troppo). Complimenti per il blog ma…ho visto diversi riferimenti a Micimiao, non è che ci conosciamo già??? Miaoooo

  5. Anch’io ho in test un post su quello che è successo domenica… Appena ho un po’ di tempo lo farò… è un test di tendenza a quanto pare… 😀 Ciao

  6. buongiorno micine! è un po tardi lo so…ma oggi la mamma col pc non ci prende anche se dice che non è colpa sua. Ora sta predicando xké appare come anonimo! mah…va be..siete a prendere il sole tra i geranei? qui da me la finestra è ancora chiusa..mamma dice che prendo freddo. Una beccatina a voi da parte mia.
    Ninnì

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