Il gatto nella storia

Questo rapido e sintetico resoconto sull’origine e l’evoluzione del gatto nelle varie razze l’ho trovato per caso qui, mi è piaciuto e l’ho preso in prestito ;-) Godetevi anche voi la lettura!

La storia è un insieme di date e avvenimenti che, spesso, hanno cambiato le sorti del mondo, ma un elemento costante nella storia del mondo è stato il gatto.

I primi esemplari felini risalgono ai tempi degli Egizi per i quali il gatto era un animale sacro, apprezzato come cacciatore di topi e serpenti. Le più antiche testimonianze risalgono al 2130 a.C., quando la capitale dell’Egitto era la città di Bubasti, famosa per il culto dei gatti sacri.
Dipinti raffiguranti gatti simili agli odierni Abissini e Egyptian Mau si possono trovare facilmente in Egitto e nei paesi dell’area mediorientale. Quando il gatto di casa moriva gli egiziani si rasavano i capelli e le sopracciglia in segno di lutto e chi usava violenza a un gatto veniva trattato alla stessa stregua di un comune delinquente.
Famosa è la raffigurazione della dea Bastet, ritratta con sembianze di gatta.

Un altro popolo, i Romani, aveva presso di sé un gatto a pelo corto che, al seguito delle legioni, si è diffuso in tutta Europa dando origine all’Europeo. Scriveva l’imperatore romano Cesare Augusto “La mia gatta dal pelo lungo e dagli occhi gialli, intima amica della mia vecchiaia…”

Attraverso mille viaggi e traversie umane e feline si arriva intorno al 1500 quando l’esploratore Pietro Della Valle porta in Europa i primi gatti a pelo lungo, originari dell’Asia Minore dove erano conosciuti e apprezzati da molto tempo.
Questi gatti dal mantello candido divennero subito oggetto di desiderio di nobili e re e furono i progenitori del Persiano e dell’Angora-Turco che giungono a noi oggi attraverso la selezione degli allevatori.

Tra l’VIII e l’XI secolo i Vichinghi, nel pieno della loro espansione, diffusero il Norvegese delle Foreste, che viaggiava con loro sulle navi per liberare le stive dai topi.
Questo gattone dal pelo semilungo e dall’espressione selvaggia come i suoi padroni è diventato il gatto nazionale scandinavo, al punto che gli allevatori norvegesi e svedesi lo esportano poco volentieri nel resto del mondo.

Intorno all’anno mille i Templari portarono in Europa il Certosino, quieto gattone dall’affascinante manto blu, affidandolo ai monaci che lo allevarono nei loro monasteri per preservare le preziose miniature e i manoscritti dai topi.
Dalla quiete dei monasteri ai fasti della popolarità il Certosino ha corso il rischio di essere estinto alla fine della seconda guerra mondiale e soltanto il lavoro di pochi appassionati allevatori francesi ce lo ha restituito in tutta la sua quieta bellezza.

Nel periodo buio dell’Inquisizione, dal 1200 al 1600, il gatto fu considerato l’incarnazione del demonio a causa della sua indole fuggevole e misteriosa e perseguitato insieme alle donne che venivano considerate streghe anche solo per praticare l’arte della medicina e dello studio.
Chi si accompagnava ad un gatto veniva bollato come portatore di maleficio e nella notte di San Giovanni nelle piazze venivano bruciati vivi centinaia di gatti rinchiusi in ceste insieme alle donne accusate di stregoneria.
Favoriti dalla quasi totale scomparsa dei gatti i topi presero a proliferare e ben presto, grazie anche alle condizioni igieniche precarie e alle pulci che si accompagnavano ai ratti, scoppiarono tremende epidemie.
Il flagello della peste nelle principali città europee e soprattutto in Milano è stato ampiamente illustrato dal Manzoni nei suoi celeberrimi Promessi Sposi.

Una razza di origini molto antiche e misteriose è il Sacro di Birmania, che viveva nella quiete mistica dei monasteri birmani insieme ai monaci dalle vesti arancioni.

Il 1800 vede grandi cambiamenti, anche per quello che riguarda i felini che si riscattano da secoli di persecuzioni. In questo secolo si inizia ad apprezzare il gatto come animale da compagnia, anche per la sua bellezza. Risale al 1871 la prima esposizione felina che si svolse al Cristal Palace di Londra e che vide per la prima volta sulla scena europea razze come il British, gatto nazionale inglese discendente dal gatto Europeo portato in Inghilterra dagli antichi romani, il Siamese, importato dall’Oriente e amato per le sue punte colorate e i suoi occhi blu che oggi riconosciamo come Thai o Siamese vecchio tipo e il Maine Coon, il gigante d’America, gatto nazionale americano e signore dei boschi d’oltreoceano.
Selezionato nel suo paese d’origine da molti anni si dice che il Maine Coon, uno dei più grossi gatti domestici, discenda dai gatti della regina Maria Antonietta abbandonati dal Marchese di Lafayette sulle coste del nuovo mondo che, incrociandosi con i gatti semi selvatici locali, hanno dato origine al Maine Coon.

Sempre dall’Inghilterra arrivano nel novecento lo Scottish Fold, dalle orecchie piegate all’ingiù e dall’espressione tenera e accattivante, il Devon Rex dalle grandi orecchie a pipistrello e dal cortissimo pelo arricciato che ha ispirato Carlo Rambaldi, il papà di E.T., e l’elegante Cornish Rex, considerato il levriero tra i gatti per la sua linea esile e filiforme con il pelo corto, fine e ondulato come il velluto.

Oggi ci sono moltissime razze feline, alcune sono più conosciute e altre lo sono di meno; tra i gatti rari possiamo annoverare l’American Curl, un bel gatto robusto a pelo semilungo con le caratteristiche orecchie piegate all’indietro a sfiorare il cranio.

Altra razza giovane e rara è il Ragdoll, affascinante gatto point dagli occhi blu e dalla particolare caratteristica di abbandonarsi tra le braccia del padrone come la bambola di pezza da cui prende il nome.

Antico ma di recente selezione è il Blu di Russia, compagno degli zar e ugualmente antico è il Gatto di Ceylon, razza riconosciuta grazie al lavoro di un italiano, il dottor Paolo Pellegatta che ci ha portato da Ceylon, dove nacque Budda, questa perla rara.

Un discorso a parte merita l’Exotic, versione a pelo corto del più antico Persiano.
Del cugino in abito lungo questo gatto ha copiato tutte le caratteristiche morfologiche tranne che la lunghezza del pelo. L’Exotic infatti ha il pelo corto, differente da tutti gli altri peli corti delle altre razze, e mantiene inalterati nell’espressione quei segnali infantili che lo rendono simile ad un eterno cucciolo e scatenano negli estimatori di questa razza una sorta di istinto di protezione, come si farebbe con un bambino.

Razze antiche come il mondo, razze moderne e razze create dall’uomo con incroci, come per esempio Bengal e Tonkinese, ma nella società di oggi sempre più spesso si associa la donna al gatto.
Nel mondo moderno le donne hanno un ruolo sempre più incisivo che hanno conquistato con fatica, donna e gatto hanno dovuto lottare allo stesso modo per ricevere il giusto riconoscimento dalla società, ma in ogni caso i nostri amici gatti restano una parte importante della vita di tutti.
Chi ha la fortuna di avere un compagno felino con il quale dividere la vita sa quanto è bello avere un amico che ci riconosce come suo pari e come tale ci tratta, con condiscendenza, a volte con un pizzico di insolenza magari, ma non c’è sensazione più rilassante e tranquillizzante di accarezzare una morbida pelliccia al suono rassicurante di sonore fusa.

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